Risiko siriano

Oggi quanti ne sono morti? Quanti civili? Quanti bambini? Ci siamo abituati così facilmente alla banalità del male che i numeri che ogni giorno ci propinano i telegiornali ci scivolano addosso. Perché non siamo tutti Ghouta come un giorno eravamo tutti Parigi?

Siria-Aleppo-bombardata

Stiamo considerando la nostra occidentalità come un diritto acquisito alla nascita e tutto cio che avviene al di là della penisola balcanica sembra non interessarci. Perché dai, diciamocelo: ieri era l’Iraq , oggi la Siria, domani sarà l’Iran? Intanto i numeri passano: quanti morti? Quanti civili e quanti bambini? Ho avuto davvero difficoltà nel cercare di raccontarvi della Siria. Volevo uno scacchiere limpido, lineare. Allora c’è “A”, alleata con “B”, che combatte contro “C”, che è appoggiata da “D”. La guerra in Siria all’inizio sembra lineare: il 15 marzo 2011, durante la Primavera araba, ci sono grandi manifestazioni in piazza contro Bashar al-Assad. Le tensioni tra manifestanti e governo centrale si inaspriscono e il 29 giugno nasce la prima Forza d’opposizione armata. La guerra civile inizia: da un lato il governo di Assad, appoggiato da Russia, Cina, Iraq, Iran e Afghanistan; dall’altro le forze ribelli sostenute da Turchia, Arabia Saudita, Quatar, Usa e altre potenze occidentali. Durante la guerra tra Assad e i Ribelli le cose si complicano.

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Il mondo occidentale conosce l’Isis, o meglio è lo Stato Islamico che si fa conoscere seminando il panico nelle principali capitali europee. L’Isis, oltre ad una rete di terroristi sparsa in tutto l’occidente, è dotato anche uno territorio fisico che si estende dalla Siria all’Iraq. Alla guerra agli attentati che ha luogo nelle nostre città si affianca, perciò, una guerra di posizione che ha come teatro la Siria: le cose cominciano a complicarsi, sia i ribelli che Assad, con i rispettivi alleati, combattono l’Isis mentre continuano ad uccidersi tra di loro. La guerra all’Isis svolterà con la caduta di Raqqa, capitale dello Stato Islamico, il 17 ottobre 2017, ad opera dei Ribelli appoggiati dagli americani. A redere lo scacchiere ancora più complicato arriva Erdogan, con le sue due facce: una che vuole indebolire Assad, portando la Turchia ad appoggiare i Ribelli; e una che vuole isolare i curdi siriani dell’YPG dai curdi turchi del PKK, portando la Turchia a cercare l’appoggio di Iran e Russia (non erano alleati di Assad?) e ad affontare una propria campagna militare al nord della Siria contro i Curdi. Ma i Curdi, nelle milizie ribelli, non avevano aiutato gli Usa a combattere l’Isis? Erdogan può permettersi di fare un po’ quello che vuole contro i Curdi e nè gli americani, che in Turchia hanno delle basi militari strategiche, nè l’Europa possono aprire bocca. Erdogan è quello a cui l’Unione europea ha pagato 6 miliardi di euro per “tamponare” l’arrivo di migranti ed è lo stesso che, con la sua guerra in Siria, li crea. Che poi questi migranti che fine fanno? Boh, a nessuno sembra interessare: l’importante che non superino la frontiera. In una partita a Risiko così complicata, dove i carri armati cambiano colore a seconda del vento che tira, a pagare il prezzo più alto è la popolazine civile.

In Siria le ultime cose che sono rimaste democratiche sono le bombe: nel senso che quando cadono ti ammazzano sia che tu sia un civile, sia che tu sia un ribelle o dell’esercito regolare, sia che tu sia un bambino o un operatore umanitario. La guerra sta finendo, forse, e tra poco per qualcuno sarà il momento di tirare le somme. Quanti orfani hanno pianto mamma e papà? E quanti genitori hanno pianto i loro figli? Quanti si sono dati un bacio non sapendo fosse l’ultimo? Che ne sarà di quei bambini che nei loro disegni il rosso non lo usano per colorare i tetti delle case ma il sangue dei morti per la strada? Qualcuno tirerà le somme e un TG le dirà, 35 secondi tra la politica nazionale e lo sport. Giusto il tempo di dire “oh cazzo!”, ma poi continuare a pensare che il più grande dramma moderno è l’eliminazione dell’Italia dai mondiali di calcio. Vi sembra un mondo civile questo?

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