ingEUerenza

Si parla di elezioni, si parla di Russia, dunque si parla di Europa e del suo futuro geo-politico. Il 2017 e il 2018 sono risultati essere due anni tra i più caldi dal punto di vista elettorale degli ultimi decenni: ben dieci Stati membri europei sono andati a elezioni (Liechtenstein, Paesi Bassi, Francia, Malta, Regno Unito, Norvegia, Germania, Austria, Repubblica Ceca e Italia) in un quadro storico-politico dell’Unione costellato da luci e ombre. Dove le ombre hanno assunto, in alcuni casi, un nome e cognome preciso, quello di Vladimir Putin.

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Le intenzioni del Cremlino

Secondo i Ministeri degli interni e i principali mass media degli Stati europei che sono andati al voto, risulterebbe l’esistenza di una strategia ben precisa del Cremlino: quella della destabilizzazione dei Paesi europei, e più in generale dell’intero occidente. Per “destabilizzazione europea” si intende tutte quelle azioni necessarie a favorire, nell’ambito delle elezioni politiche, quei partiti che si siano dichiarati favorevoli a riallacciare relazioni con il Cremlino e contrari alle sanzioni che l’Europa, da oltre 3 anni, ha imposto e continua a imporre nei confronti della Russia. È opportuno rilevare che i partiti che intendo adottare posizioni più morbide e distensive con Mosca sono tutti antieuropei e/o euroscettici, il che significa che se ottenessero in massa l’incarico di governo finirebbero, inevitabilmente, per porre in seria difficoltà, se non addirittura fine, al progetto europeo.

I cavalli di Troia di Putin: il rapporto dell’Atlantic Council

A livello politico, mentre i Paesi dell’est Europa accusano storicamente la Russia di intromettersi nella loro politica interna, negli Stati dell’area occidentale risulta altrettanto chiaro di come le ingerenze siano vertiginosamente aumentate negli ultimi anni. In questo contesto per nulla roseo, l’Europa appare più vulnerabile che mai e senza alcun tipo di difesa. Ma con quali strumenti agisce il Cremlino? Secondo due recenti dossier redatti dal think tank americano Atlantic Council, la Russia avrebbe intensificato, a partire dagli anni della crisi economica, una serie di “soft power”, ovvero, per dirla con le parole del generale e membro-staff russo Valerij Gerasimov: “un nuovo approccio per raggiungere obiettivi politici e militari attraverso metodi indiretti e asimmetrici”; cioè azioni atte a manipolare i media, la società e le politiche straniere. Secondo l’Atlantic Council, la strategia del Cremlino è oramai a dir poco esplicita, ed analizzando un campione di cinque Paesi appartenenti all’area più occidentale d’Europa, ciò che ne risulta è a dir poco inquietante: in Francia si scopre che nel Front National la maggioranza degli esponenti risultano avere legami con importanti organizzazioni russe e che milioni di euro di finanziamento del partito provengano da banche russe; la Grecia, sia per ragioni storiche che geografiche, risulta essere terribilmente esposta agli attacchi di Mosca a seguito del recente isolamento in Europa portato avanti dal leader del partito Syriza.

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In Germania i politici tedeschi socialdemocratici risultano coinvolti nella strategia dei progetti energetici della Russia così come il forte legame tra imprenditori tedeschi e interessi russi nel campo energetico hanno contribuito a costituire quell’intreccio pericoloso che ha visto più volte in passato sollecitare il governo Merkel per una linea morbida nei confronti di Mosca. Sempre in Germania il partito Alternative for Deutschland, con toni ultranazionalisti, mantiene incontri più o meno frequenti con gli esponenti russi, lodando pubblicamente la stessa Russia e il presidente Putin.

Infine, secondo il report, in Italia l’influenza russa risulterebbe aumentata di pari passo con la crisi economica e le spinte anti-establishment all’interno della società; in questo contesto Putin avrebbe assunto il simbolo del nuovo “sovranismo” e della lotta contro le élite incarnate da partiti come la Lega e il Movimento 5 stelle: sostenitori (più o meno consapevoli) degli interessi geopolitici del Cremlino. Dall’analisi dell’Atlantic Council appare evidente la strategia di influenza e destabilizzazione perpetrata dalla Russia e di come essa si adegui efficacemente e trasversalmente ai diversi contesti europei; ma quanto appena detto non è altro che la punta dell’iceberg.

La cyberpropaganda di “Pawn Storm” e “Russia Today”

Il Partito Democratico americano, la CDU della cancelliera tedesca Merkel, la campagna elettorale di Emmanuel Macron, il Parlamento montenegrino, il Parlamento turco, l’Agenzia mondiale anti-doping (WADA). Sono solo alcuni dei bersagli degli hacker russi Pawn Storm, principali responsabili, secondo le intelligence occidentali, del cyber-spionaggio e della cyberpropaganda del Cremlino. La fitta rete di hacker (identificabili anche come: Fancy Bear, Sednit, Sofacy, APT28, STRONTIUM) ha predisposto una serie di attacchi a organizzazioni politiche, e non solo, in tutto il mondo a partire dal 2015.

Alla lunga lista si aggiungono i servizi segreti inglesi e spagnoli che accusano la creazione di disinformazione a tutto campo da parte di mass media come Russia Today e Sputnik e da vari account russi in diversi social media nati in occasione sia del referendum indipendentista catalano, sia di quello inglese sulla Brexit. Se infatti per gli attacchi hacker e le fake news sui social è sempre più difficile individuarne gli autori e i mandanti, lo stesso non si può dire per la testata Russia Today, la quale come Sputnik, è direttamente finanziata dal Cremlino! Si tratta di vere e proprie intromissioni volte a indirizzare i processi decisionali ed elettorali in funzione degli interessi russi.

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Le contromosse europee

La reazione della Commissione europea ha trovato luogo nella costituzione, a metà gennaio, di un gruppo di trentanove esperti di alto livello per analizzare ogni aspetto delle fake news, accompagnato da una consultazione pubblica on line (finita il 23 febbraio) e da un sondaggio di Eurobarometro (terminato a marzo). In aprile, la Commissione renderà infine noto un proprio documento che farà il punto sull’intero fenomeno delle fake news per poi eventualmente proporre interventi legislativi o azioni e programmi per contrastarle.