Cronache di frontiera. Uè tra Bardonecchia e Ventimiglia

Uè parte e ringrazia l’on. Viotti di accompagnarla in questo viaggio alla scoperta dei volti e delle storie di chi combatte al fronte.

«CLOSED BORDER. You will not make Europe home! No way. Back to your homeland!»

È il messaggio comparso qualche mese fa sulle montagne al confine tra Francia e Italia, precisamente sul Colle della Scala, a due passi da Bardonecchia. Autori del messaggio i militanti  di estrema destra di Generation Identitaire che hanno lanciato la campagna “Defend Europe”: fanno di tutto, da comprare navi per ostacolare il lavoro delle ONG nel Mediterraneo, al pattugliamento dei confini sulle Alpi con militanti dispiegati a terra o su un elicottero per sorvegliare l’area dall’alto.

generation identitaire immigrazione bardonecchia

Alle parole si sono aggiunti i fatti e i militanti di estrema destra nella notte tra il 26 e il 27 aprile hanno “scortato” quattro immigrati clandestini dalla frontiera fino alla polizia francese.

Qualche settimana fa durante un’intervista ho chiesto all’on. Daniele Viotti se l’Europa potesse essere considerata, ad oggi, una roccaforte dei diritti umani e civili. Mi aspettavo una risposta accademica, una discussione sul fatto che in Polonia oggi c’è una riforma della giustizia che vìola lo stato di diritto. Mi ha spiazzato dicendomi: “Basta andare a 100km da qui, al confine di Bardonecchia, guardare i migranti ammassati al confine, perché la gendarmeria francese non permette nessun ingresso o passaggio, e chiedersi se ha senso parlare di diritti e soprattutto se ha senso parlare di umanità”.

Sono rimasto stupito.

bardonecchia immigrazione

Ho cominciato a leggere delle varie vicende di confine e ho trovato il messaggio che ho citato all’inizio. Volevo scrivere un articolo analizzando un possibile superamento del trattato di Dublino, volevo scrivere che vedere una collaborazione tacita tra militanti di estrema destra e polizia francese mi fa accapponare la pelle. Scrivevo e cancellavo, scrivevo e cancellavo, ma gli occhi mi restavano fissi su quel “You will not make Europe home”.

Avrei voluto scrivere:

«Quel messaggio non è vero! Questa è casa vostra se scappate dalla fame e dalle guerre. Se vi hanno ucciso il fratello perché si permetteva di parlare di politica a voce alta. Se avete visto i vostri genitori morire sotto una bomba. Se per vivere avete scelto di rischiare di morire. Questa può essere casa vostra perché pensare che essere europeo è una condizione acquisita alla nascita è da minorati mentali. Questa è casa vostra se vi rispecchiate nelle nostre regole, nelle nostre libertà, se non vi sognereste mai di negare i diritti che noi consideriamo innegabili. Questa è casa vostra e nessuno potrà dirvi che non lo è»

Poi l’ho cancellato. Perché la verità è che non c’è niente di più facile che scrivere queste cose su un letto, al caldo, in una grande città, lontano dal fronte. E allora ho deciso, insieme agli altri di , di partire: in due giorni visitare Bardonecchia e Ventimiglia, vedere che faccia hanno i migranti, sentire cosa pensano i baristi al mattino mentre ti preparano il cappuccino, sentire che ne pensa la sciura al supermercato, cosa ne pensano i sindaci delle rispettive città. Sentire da chi abita al fronte i problemi, le possibilità e le soluzioni. Perché la parola “migrante” è sempre sulla bocca di chi vive lontano, di chi non ci ha mai parlato.

Ebbene, Uè parte e ringrazia l’on. Viotti di accompagnarla in questo viaggio alla scoperta dei volti e delle storie di chi combatte al fronte.

Conosceremo e vi faremo conoscere.

Promesso.