Il PIL alle donne

Nel lontano Novecento, una giovane scrittrice inglese diceva: “Può accadere qualunque cosa quando la femminilità cesserà di essere un’occupazione protetta”. E questo Lei, Virginia Woolf, lo sapeva bene, l’ha provato sulla propria pelle. Le venne negato un diritto fondamentale per qualunque “essere pensante”, la possibilità di imprimere la propria impronta in questo piccolo e asettico luogo chiamato mondo. Lei, di idee, ne aveva molte. Di intelligenza ancor di più. Tanto, troppo, talento “inutilizzato”.

donne lavoro

Dal Novecento ad oggi, molte cose sono cambiate.  Molti passi avanti sono stati fatti da quando alla Woolf, come a molte altre donne in tutto il mondo, era negato persino il diritto all’istruzione. Oggi, una donna è alla guida della Germania, una donna è primo cittadino di Roma, una donna è regina d’Inghilterra. Ma in molti casi, a livello europeo ed internazionale, la parità dei sessi non è stata ancora pienamente raggiunta. Orari di lavoro incompatibili con la vita di una donna – madre si giustificano gli employer, “le donne non sono fatte per certe posizioni” sento spesso dire anche tra miei coetanei. In numerosi settori e a diversi livelli gerarchici la disparità è un dato di fatto. Ma ci siamo mai chiesti quanto questo “spreco” di talenti femminili costi alla nostra società in termini di crescita? Voglio darvi una risposta e lo faccio con dei numeri. Analizzando i dati relativi all’Europa nel 2013, notiamo che il tasso di occupazione per gli uomini era superiore di dieci punti percentuali rispetto a quello delle donne. Il 70,1% dei primi contro il 59,6% per le seconde, per un costo totale di 370 miliardi di euro, circa il 2.8% del PIL.  L’Italia, la Germania e Cipro sono i Paesi europei con un più elevato tasso di disoccupazione femminile. Questi sono i numeri. Il dato è impressionante. Tutta l’economia moderna e non si fonda sul Sacro Graal della “massimizzazione del risultato”, della ricerca della “miglior risorsa” nell’ambito delle Human Resources, mentre in concreto molti dimenticano un concetto fondamentale: il talento non ha sesso, colore o religione. Sempre i dati Eurostat, mostrano come gli uomini manager guadagnino quattro volte in più rispetto alle donne che ricoprono lo stesso incarico. Quest’ultimo dato è rilevante non solo per l’aspetto prettamente salariale, ma per il risvolto motivazionale non trascurabile. Pensate come debba essere svegliarsi ogni mattina e pensare che qualunque sforzo farete, doppio, triplo varrà sempre meno, in termini prettamente oggettivi si intende, rispetto a quelli di uomo?

donne lavoro

Inoltre, questo pay gap risulta ingiustificato in quanto attualmente, in molti paesi europei, sono tendenzialmente le donne ad essere più istruite degli uomini. La disparità dei sessi è una diretta conseguenza di un aspetto culturale non di poco conto. Alla base delle società odierne vi è ancora uno scarso coinvolgimento degli uomini nella cura della casa e della famiglia e pertanto le imprese tendono ad assumere maggiormente uomini che possono dedicare più tempo al lavoro. La femminilità è ancora un’occupazione protetta? La “rivoluzione” di cui parlava la scrittrice inglese può dirsi avvenuta? A voi la risposta.