Il caso Spot-Lula

Pochi giorni fa, il Supremo Tribunale Federale brasiliano (Stf) ha posticipato di una settimana l’esame alla costituzionalità all’incarcerazione dell’ex Presidente brasiliano Lula Da Silva, condannato in secondo grado per corruzione e riciclaggio. In particolare,  è stato il giudice Marco Aurelio Mello a far posticipare la seduta, un fatto accolto come un segnale negativo dai media, essendo il magistrato tra i sostenitori della scarcerazione dell’ex Presidente.

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Ma torniamo a Lula, qual è il profilo del leader tanto amato dal suo popolo quanto odiato da gran parte dell’establishment brasiliano?

Luiz Inàcio Lula da Silva nasce nel 1945 da una famiglia di umili origini. Dopo essersi trasferito a San Paolo lavorando come metalmeccanico, ha fatto carriera all’interno del Sindicato dos Metalurgicos do ABC, divenendone Segretario generale. Nel 1980, durante la dittatura militare brasiliana, contribuisce, con altri sindacalisti e professori universitari, tra cui lo scrittore e teologo Frei Betto, alla fondazione del Partido dos Trabalhadores (PT), ovvero il Partito dei Lavorati, un’organizzazione politica di ispirazione socialdemocratica. Infine, dopo essere stato eletto Governatore della Regione di San Paolo e suo deputato, diventa Presidente del Brasile dal 2003 al 2011.

Come hanno riportato numerosi autorevoli quotidiani internazionali, tra cui il NY Times, l’incarcerazione di Lula rappresenta un’operazione persecutoria ai danni di chi in questi anni ha cercato di risollevare le sorti del Brasile, un paese travolto dalle spaventose differenze di classe e da tempo in piena recessione. E’ innegabile che l’operato presidenziale di Lula abbia senz’altro mirato ad una redistribuzione della ricchezza in Brasile, l’ultimo degli Stati al mondo ad aver abolito il diritto alla schiavitù, cercando di colmare le tensioni sociali evidenziate in una famosa foto di Tuca Vieira (qui sotto).

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L’ipotesi montatura, è stata in questi giorni avvallata anche da numerosi esponenti politici del centro sinistra italiano ed europeo, tra cui Massimo D’Alema e Romano Prodi Piero Fassino, Susanna Camusso, Pier Luigi Bersani, Lia Quartapelle, Vasco Errani, Guglielmo Epifani. Non solo, alcuni giuristi del calibro di Luigi Ferrajoli hanno classificato la vicenda come un’operazione persecutoria non essendoci elementi sufficienti da giustificarne la pesante condanna.

A tal proposito, nel suo articolo apparso sul New York Times, Mark Weisbrot sottolinea come la vicenda vada letta in una chiave prettamente politica, in quanto l’ipotesi di corruzione legata all’appartamento oggetto della controversia, è stata avanzata da un pentito, Emilio Odebrecth, proprietario dell’omonima società di costruzioni, che ha ricevuto uno sconto della pena per questa testimonianza. Pertanto certamente questa fonte non può essere giudicata del tutto attendibile, soprattutto perché l’atto di proprietà dell’immobile non è mai stato firmato dall’ex Presidente ne dalla defunta moglie.

Rispetto alla compravendita di immobili e, in particolare, di attici si ricorda anche la polemica che aveva coinvolto il Segretario di Stato Emerito del Vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone, il quale, per il finanziamento del suo appartamento da parte dell’ex Presidente dell’istituto Bambin Gesù, non era stato nemmeno indagato, in qualità di persona all’oscuro dei fatti.

La vicenda di Lula porta quindi al tema della separazione dei poteri. Al di là del merito delle accuse, siano essere vere o false, potenzialmente condannabili o meno, la vicenda di Lula risveglia con forze la teoria dei pesi e contrappesi collegata alla teoria di Montesquieu. Come facciamo a tutelare le democrazia se magistratura, potere presidenziale e potere parlamentare vengono posti sotto attacchi che ne mirano l’autorevolezza? Certo una colpa sta senza dubbio nei suoi rappresentanti ma anche degli esponenti istituzionali che preferiscono rimanere silenti piuttosto che prendere una posizione, silenziose masse politiche che si ricompongono a seconda delle convenienze. Oltretutto, fanno riflettere la velocità di questo processo e le allusioni di alcuni magistrati al maxi processo italiano di Mani Pulite.

Comunque il dato politico più importante di tutti è che il prossimo ottobre si terranno le elezioni presidenziali in Brasile e Lula, stando ai sondaggi, godrebbe di un vantaggio di circa venti punti sui suoi competitori. Pertanto l’ipotesi di un complotto per impedirgli di essere eletto potrebbe essere presa in considerazione, come dicono numerosi esponenti del suo partito, tra cui Dilma Rousseff, la presidente che ha guidato il Brasile dopo di lui (2011-2016) posta sotto impeachment dal Parlamento per aver truccato i dati del deficit di bilancio pubblico.