L’addio col botto di Salvini

Lo scorso 13 Marzo, l’ex eurodeputato (per gli addetti ai lavori non lo è mai stato) Matteo Salvini si trovava come oratore dopo le elezioni italiane nella conferenza stampa con il gruppo europeo di appartenenza ENF (Europe of Nations and Freedom Grou, tradotto in Europa delle Nazioni e della Libertà), gruppo politico del Parlamento europeo di estrema destra, fondato nel 2015 da alcuni partiti nazionalisti, fortemente euroscettici, precedentemente affiliati all’Alleanza Europea per la Libertà.

I partiti che lo compongono chiedono l’uscita di ogni Paese dall’Euro e la revisione dei Trattati riguardanti l’immigrazione. Attorno a lui notiamo Harald Vilimsky del Fpö, Nicolas Bay del Front National francese e Marcel de Graaff  del Pvv. Fino a qui nulla di strano, un buon modo di congedarsi da Strasburgo dimettendosi, se non per questa parte di conferenza stampa (clicca qui per vedere il video) riportata da Vista Agenzia Televisiva Nazionale.

Dove apostrofa così il suo pubblico: “Chi vuole applaudire è libero di applaudire (i suoi sostenitori applaudono). Siamo alle comiche (qualcuno lo interrompe). Sto parlando io se non le dà fastidio, se il risultato elettorale non le piace mi dispiace. Questo è il bello del risultato elettorale, c’è tanta gente a sinistra che è nervosa. E se la gente a sinistra è nervosa io sono contento (qualcuno fa presente che si tratta di correttezza). Perfetto, lezioni di correttezza da giornalisti che hanno trattato l’ENFR e la Lega in particolare come gli ultimi fra gli ultimi io non ne prendo. Hanno parlato gli italiani. Questa è la dimostrazione dell’Unione europea costruita a tavolino da qualcuno che non prevede uomini e donne ma numeri e usano spesso e volentieri i giornalisti per propagandare un’ideologia che prevede numeri e consumatori, non uomini e donne. Se in questa sala finalmente, in questa Strasburgo solitamente dormiente, c’è gente felice, viva la gente felice (ancora una volta applausi dei sostenitori). Pensate, lo dico agli amici stranieri, in che condizioni abbiamo vinto. Ma la vita reale viene prima della vita virtuale. I giornali possono scrivere quello che vogliono, possono partecipare se vogliono o possono uscire. Non mi interessa.”

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I giornalisti erano intervenuti per richiamare deputati, assistenti e funzionari del gruppo ENF al regolamento della sala stampa, che non permette applausi e atti di sostegno. I cronisti, in seguito, hanno scritto al Presidente dell’Europarlamento Tajani per segnalare la grave violazione, in quanto è la prima volta che accade che un politico inviti i giornalisti ad uscire dalla press room “preferendo a  loro chi in sala dovrebbe esserci (o altrettanto grave  essere presente come ospite che osserva, non come tifoso da stadio)”.  Jaume Duch, portavoce dell’Europarlamento, senza battere ciglio, ha sanzionato in modo inequivocabile il comportamento dei relatori e di Salvini in quanto la condotta tenuta dai membri dell’ENF è stata in palese violazione delle regole delineando una mancanza totale di rispetto nei confronti del lavoro dei giornalisti, già imbarazzati quando all’inizio della conferenza stampa c’è stato un selfie tra Salvini e uno dei relatori. Un brutto spettacolo andato in onda a reti unificate nell’Unione europea ma poco ripreso in Italia.


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