Marielle Franco non ha deciso di morire

Ci sono cose che non scegliamo: come nascere.

Non scegliamo di nascere in una famiglia ricca o povera, non scegliamo di nascere in Europa, America o Africa. Marielle Franco non ha deciso di nascere a Rio, in Brasile. Una città piegata dalla guerra dei narcos e dalla delinquenza di strada.

Una città che ha conosciuto, tra i Mondiali di calcio del 2014 e le Olimpiadi del 2016 quando aveva tutti i riflettori del mondo puntati addosso, anni di “operazioni di pacificazione” delle favelas più pirotecniche che utili; una bella messa in scena per mostrare al mondo che Rio era un posto sicuro.

Spenti i riflettori cos’è rimasto? Quello che c’era prima: criminalità. Bande di narcos. Borseggiatori. Poliziotti corrotti. Una città che si prepara per l’arrivo dell’esercito.

Marielle Franco non ha deciso di nascere a Maré, in una favela della zona nord di Rio.

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Uno di quei posti in cui la delinquenza fa da padrona. Dove ti svegli al mattino e ti devi preparare affinché quel proiettile vagante non uccida proprio te, mentre con le buste della spesa stai tornando verso casa. Dove devi pregare la polizia che non se la prenda con te perché hai il colore della pelle sbagliato.

Marielle Franco non ha deciso di nascere in una città dove può succedere che i cattivi possano essere anche quelli che dai cattivi dovrebbero proteggerti.

Amnesty International ha stimato che in dieci anni il numero di civili morti durante le operazioni della polizia si attesti alle diecimila unità. DIECIMILA.

Marielle Franco ha deciso di fare tante cose.

Ha deciso di laurearsi e a diciannove anni ha avuto una figlia. Ha deciso di combattere per i diritti delle donne: per lei e per la figlia. Ha deciso di candidarsi alle elezioni amministrative con il “Partido Socialismo e Libertade” ed è stata la quinta più votata. Ha continuato così la sua attività di denuncia nei confronti di chi calpesta i diritti umani.

Marielle Franco ha deciso di denunciare pubblicamente i soprusi del 41° battaglione della Polizia Militare di Rio “che sta terrorizzando e stuprando i residenti della favelas”, con un’immagine con scritto “Somos todos Acari”.

Marielle Franco il 14 marzo non ha deciso di morire, freddata da 10 colpi di pistola insieme al suo autista.

Vorremmo tanto sapere, davvero, chi si sia preso la briga di decidere per lei. Tutti i riflettori del mondo sono di nuovo su Rio. Ci rimarranno per poco, ma speriamo il tempo necessario per punire i cattivi e tutelare i più deboli.

Se così sarà si prenderà la sua rivincita.

Me la vedo con la sua pelle scuretta e i bei riccioli neri a sorridere, da lassù.

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