Stati Uniti d’Europa: 300 anni e non sentirli!

Hey tu! Sì, proprio tu che stai leggendo. Oggi voglio raccontarti di qualcuno che ha parlato di Stati Uniti d’Europa molto, molto, tempo prima dei famosi Padri fondatori europei o degli autori del Manifesto di Ventotene.

Se ti dicessi che il concetto di “Stati Uniti d’Europa” non è certo stato teorizzato da Macron o da Renzi? E se ti dicessi anche che nemmeno Spinelli, Shuman o De Gasperi c’entrano?

Uno dei primi a parlare di Stati Uniti d’Europa è stato George Washington. Già, il presidente George Washington!

Ho scritto “uno dei primi” di proposito, giusto per attirare l’attenzione con un nome famoso. Perché? Perché, ben 100 anni prima del celebre statunitense, l’esploratore britannico William Penn teorizzò la

«Costituzione di un’Europa ordinata in una Dieta o in un Parlamento o in Stati generali»

Questa avrebbe dovuto riflettere sulle necessità e sulle possibilità di instaurare la pace fra gli Stati europei, a causa delle continue guerre.

E tutto questo accadeva nel 1693. Sì, hai letto bene: 325 anni fa.

Incredibile, vero? Tutto quello di cui parliamo oggi, qualcuno (probabilmente con la mente molto più aperta della nostra) l’ha già teorizzato molto, molto, tempo fa.

Ora, però, ti racconto davvero di Washington. Questo gentiluomo d’altri tempi, alla fine dell’700, scrisse quanto segue in uno scambio epistolare con un suo strettissimo amico, il marchese de la Fayette:

«Noi abbiamo gettato un seme di libertà e di unione che a poco a poco darà i suoi frutti su tutta la terra […] un giorno, sul modello degli Stati Uniti d’America, esisteranno gli Stati Uniti d’Europa»

Vuoi un off-topic? Eccolo: i due erano legati a tal punto che il marchese chiamò suo figlio Georges Washington de la Fayette!

Ma torniamo a noi. Un altro “federalista” di vecchia data, non me ne volere se lo definisco così, è il buon Napoleone Bonaparte. Il fiero condottiero francese, durante il suo ultimo esilio sull’Isola di Sant’Elena, evidenziò:

«L’Europa così divisa in nazioni liberamente formate e internamente libere, la pace tra gli stati dovrebbe diventare più facile: gli Stati Uniti d’Europa potrebbero essere una possibilità»

Tra il 1815 e il 1821, sempre sull’isola britannica, Napoleone continuò a pensare e a scrivere. Sognò, con 200 anni di anticipo, quello di cui anche noi oggi abbiamo bisogno:

«Abbiamo bisogno di una legge europea, di una Corte di Cassazione Europea, di un sistema monetario unico, di pesi e di misure uguali, abbiamo bisogno delle stesse leggi per tutta Europa. Avrei voluto fare di tutti i popoli europei un unico popolo… Ecco l’unica soluzione!»

15 aprile 1834, Giuseppe Mazzini fonda l’associazione Giovane Europa. Una data fondamentale per tutti gli appassionati di storia e per i più convinti europeisti.

In un contesto in cui si stavano divulgando le idee di Socialismo e Federalismo di Marx e di Gioberti, Mazzini continuava ad aspirare alla concretizzazione della Futura Europa dei Popoli. Il nostro connazionale aveva teorizzato un processo di acquisizione della pace e della fraternità, con lo scopo di dar vita a un’alleanza fra i popoli europei. Questa avrebbe dato alla luce, un giorno, gli Stati Uniti d’Europa.

Conosci un altro italiano che ha avuto una visione federalista, e ben oltre, dell’Europa? Carlo Cattaneo. Lui sognava un’Europa che

«Potesse, per consenso repentino, farsi tutta simile alla Svizzera, tutta simile all’America, quel giorno ch’ella si iscrivesse in fronte: Stati Uniti d’Europa»

Sosteneva, inoltre, che l’Europa potesse esprimere la sua vera ricchezza, cioè il proprio pluralismo sociale, culturale e religioso, soltanto in un’organizzazione federale degli Stati. Carlo Cattaneo aveva una visione talmente cosmopolita della società dell’epoca che decise di concludere il suo volume “Dell’insurrezione di Milano nel 1848” con queste parole:

«Avremo pace vera, quando avremo li Stati Uniti d’Europa».

Dopo questa carrellata cronologica di alcuni Patrioti europei, devo affermare che è senza dubbio il francese Victor Hugo ad aver teorizzato la visione più limpida e concreta degli Stati Uniti d’Europa.

Nello stesso periodo in cui Cattaneo sognava un’Europa federale, il grande scrittore francese si esprimeva con toni e parole molto simili. A Parigi, in occasione del “Congresso internazionale per la pace” del 22 agosto 1849, Hugo tenne un discorso in cui accostava il concetto di pace perpetua alla convivenza politica, fondata sulla fratellanza e sulla solidarietà, tra gli Stati europei:

«Verrà un giorno in cui […] in tutte le Nazioni del continente, senza perdere le nostre qualità distinte e le nostre gloriose individualità, vi unirete serenamente in una unità superiore e costruirete la fratellanza europea […]. Verrà un giorno in cui non esisteranno più altri campi di battaglia se non i mercati, che si apriranno al commercio, e gli spiriti, che sono aperti alle idee. Verrà un giorno in cui le pallottole e le granate saranno sostituite dal diritto di voto, dall’armonizzazione universale dei popoli, dal rispettabile tribunale arbitrale di un senato grande e sovrano […]. Verrà un giorno in cui si vedrà come i due grandi gruppi di paesi, gli Stati Uniti d’America e gli Stati Uniti d’Europa […], si guarderanno in faccia, […] al fine di trarre dalla collaborazione fra le due forze infinite, fra la fraternità degli uomini e l’onnipotenza di Dio, il maggiore benessere possibile per tutti!»

Pace e democrazia, questa era la visione di Victor Hugo. Ma c’è di più in questo nobilissimo discorso. Prova a rileggere ancora…

Non cogli nulla? Ti dò un suggerimento:

«Verrà un giorno in cui […] in tutte le Nazioni del continente, senza perdere le nostre qualità distinte e le nostre gloriose individualità, vi unirete serenamente in una unità superiore e costruirete la fratellanza europea […].

Unità nonostante la diversità, questo è il messaggio di Hugo.

Hey, aspetta un secondo… Stai pensando quello che penso io? Il motto dell’Unione, Unita nella diversità”, compare già nel discorso di Victor Hugo, ben 51 anni prima della sua ideazione!

Che ti dicevo prima? Tutto quello di cui parliamo oggi, qualcuno l’ha già pensato molto tempo fa.