Brexit: più rischi a tavola per i consumatori UK

Manca poco più di anno (30 marzo 2019) all’uscita dall’Unione europea del Regno Unito e, in assenza di specifici accordi, saranno molte le legislazioni comunitarie che cesseranno di essere applicate. Tra le tante, desta non poche preoccupazioni ai cittadini inglesi la non applicabilità delle normative europee sugli alimenti. È del 1° febbraio la comunicazione della Commissione europea che fa il punto su direttive e regolamenti che, a partire dalla withdrawal date (30/01/2019 00:00h (CET)), smetteranno di esistere in UK che di fatto diventerà Paese terzo (“third country”).

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Un rischio non solo per la salute dei cittadini del Regno Unito ma anche un danno all’economia di tanti Stati membri, tra cui l’Italia e la Francia, che esportano le proprie eccellenze alimentari Oltremanica. Non verranno più applicate le norme comunitarie sulle certificazioni europee DOP e IGP: in questo modo, i cittadini inglesi potranno trovarsi sulle proprie tavole (in misura maggiore di quanto accade oggi) il “Parmesan”, o la “Mozzarilla”, o un vino spacciato per francese di “Bordeal”; quindi con molto meno tutele riguardo l’indicazione geografica ma soprattutto sulla qualità. Smetteranno di esistere i regolamenti europei sull’etichettatura dei prodotti alimentari (Reg. 1169/2011) e sulle indicazioni apposte sulle confezioni (Reg. 1924/2006) che tutelano il consumatore finale da informazioni non veritiere e ingannevoli.

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Un integratore alimentare in UK potrà (in teoria) rivendicare azioni miracolose mentre lo stesso prodotto in UE (per fortuna) continuerà a dichiarare un effetto scientificamente accertato dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), che ha sede a Parma, e di cui UK non potrà più adire. Non verrà neanche applicata tutta la regolamentazione comunitaria che fissa criteri stringenti di qualità e sicurezza per i prodotti destinati alla prima infanzia e ai bambini (Reg. 609/2013): in UE il latte crescita o il latte sostituto di quello materno ha precise norme a tutela dei più piccoli e delle famiglie. Poi ci sono le tantissime norme tecniche che disciplinano gli OGM, i limiti ai pesticidi in agricoltura, i contaminanti negli alimenti, le origini animali di alcuni alimenti a rischio TSE (Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili da “mucca pazza”).

Una normativa, quella alimentare europea, molto estesa che, sebbene a volte farraginosa e complessa, garantisce a noi consumatori europei il più alto grado di tutela in termini di sicurezza e qualità. Nemmeno la Food and Drug Administration (FDA), negli USA, applica questi rigorosi standard, a riprova del fatto che in Europa l’alimentazione è una cosa seria e che è anche grazie a normative stringenti che in UE non solo si mangia meglio ma che si vive bene e più a lungo.

Gli operatori del settore alimentare e consumatori sono avvisati. A fronte di qualche punto percentuale in meno di esportazione in UK per l’industria alimentare europea, il rischio per i cittadini del Regno Unito è davvero preoccupante. “A meno di specifici accordi” o di successivi referendum!