Un Presidente, Lisbona e il sogno Erasmus

Un martedì di lezione come tutti gli altri, fin quando, nel mezzo della lezione di Diritto Fiscale, ricevo una chiamata da un numero portoghese, di Lisbona. Non rispondo. Cerco il numero su Google: Ambasciata italiana a Lisbona. “Ahia”, penso.

Il giorno prima avevo ricevuto dall’Università di Porto, dove da settembre sono in Erasmus, la newsletter settimanale dove si comunicava il conferimento del Dottoramento Honoris causa al Presidente Sergio Mattarella e relativa cerimonia. Inoltro una prima richiesta all’ufficio Erasmus della Facoltà che mi rimbalza, idem con Rettorato, non sapendo come accedere mando una mail alla Presidenza della Repubblica (tramite sito internet).

Esco dall’aula, mi richiama. Dall’altra parte del telefono mi parla tale Simona, segretaria dell’Ambasciata, la quale mi comunica che il Presidente Mattarella, in serata, avrebbe incontrato un gruppo di italiani residenti in Portogallo e che ero invitato anche io. Il problema di arrivare a Lisbona da Porto si è subito risolto in una corsa verso casa e un treno preso al volo.

Il Presidente, nel parlare in serata, esprime in modo chiaro che “l’amicizia tra gli Stati si costruisce in primis con le relazioni tra i cittadini”, citando poi l’importanza in questo sentito del programma Erasmus. Al termine del discorso vengo avvicinato dallo staff presidenziale, il quale mi comunica che l’invito a Lisbona era la risposta alla mia mail e di prepararmi a conoscere il Presidente.

Il giorno seguente, arriva una mail di invito alla cerimonia per tutti gli studenti Erasmus italiani. Un discorso incentrato sul nostro ruolo, sul significato di essere e sentirsi europei: “A volte, specialmente al di fuori degli ambienti accademici, non si presta adeguata attenzione al ruolo che il programma Erasmus ha svolto e continua a svolgere nel rafforzare il senso di appartenenza delle nuove generazioni al progetto di integrazione europea, un vero e proprio seme che ha prodotto risultati duraturi e di lungo respiro. Erasmus ha contribuito a orientare intere generazioni di giovani alla causa della reciproca comprensione e della condivisione di valori, accompagnandoli verso un mercato del lavoro sempre più europeo nella sua ampiezza e nelle sue caratteristiche. Novelli ‘clerici vagantes’, i giovani di queste generazioni sono protagonisti del valore e della riaffermazione di principi come l’assenza di frontiere per la cultura e la ricerca e, spesso, testimoniano a quelle precedenti cosa significhi realmente essere e sentirsi europei, cosa significhi percepire le Università e le città dell’Unione, tutte insieme, come parte ineliminabile della propria vita. Ai giovani europei è ormai estranea la concezione di un’Europa divisa da confini rigidi e da barriere doganali. L’Erasmus e gli Erasmus, come abbiamo cominciato a chiamarli, sono davvero gli autentici protagonisti di una Europa 2.0.”