Un’invasione di insetti sulle tavole europee!

Nel mese di dicembre ho avuto la fortuna di partecipare a un cocktail molto particolare… a base di insetti: camole della farine, grilli e locuste come aperitivo. Non in Cina o in un Paese esotico ma a Milano, proprio in Italia. Superato l’impatto iniziale e soprattutto non osservando con attenzione il piatto, posso dire che non è stato poi così male! I grilli essiccati sulla vellutata di zucca quasi ricordavano dei popcorn dolci mentre più complesso è stato l’approccio con la locusta ricoperta di cioccolata che campeggiava fiera sul dessert. In ogni caso ho provato il mio primo pasto a base di insetti e ho scoperto che una volta eliminata la barriera psicologica questo ingrediente è davvero versatile in cucina e può essere trattato in molteplici modi: essiccato, bollito, fermentato, liofilizzato o tostato. A seconda della texture e dell’accostamento di sapori desiderati, le combinazioni sono innumerevoli e lasciano l’imbarazzo della scelta per provare queste nuove e gustose fonti di proteine.

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Nel 2018 esperienze simili per i foodie potrebbero diventare cosa comune. A partire da gennaio, infatti, è entrato in vigore il nuovo Regolamento Ue 2283/2015 sui “novel food”, che apre di fatto alla produzione e vendita di insetti anche in Italia mettendo fine al divieto di allevarli e commercializzarli a fini alimentari in Europa. La nuova normativa permette di riconoscere gli insetti interi sia come nuovi alimenti sia come prodotti tradizionali da Paesi terzi e di iscriverli nel novero dei novel food. Questa categoria non si riferisce a cibi nuovi, ma a cibi di cui non è dimostrabile un consumo consistente all’interno dell’Unione Europea.

L’entomofagia infatti, pur essendo poco diffusa nei Paesi occidentali, è invece pratica comune in Sud America, Africa, Australia e Asia e sono circa 2 miliardi le persone che, oggi, consumano le 1.900 specie di insetti esistenti nel mondo. A livello globale i più apprezzati sono: coleotteri, bruchi di farfalle, api, vespe e formiche, cavallette, locuste e grilli. Tra le aree geografiche che ne consumano di più ci sono Messico, Africa e Sud Est Asiatico.

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Cosa ne pensano gli abitanti del Bel Paese? lo svela una recente ricerca della Coldiretti, la quale dice che il 54% degli italiani è contraria poiché considera gli insetti estranei alla cultura alimentare nazionale; il 24% è indifferente; mentre i favorevoli si fermano al 16%. Per ora questi novel food restano, quindi, delle curiosità culinarie, anche se in altri Stati europei, come Olanda, Belgio, Danimarca, Austria e Finlandia, ci si è mossi ormai da tempo permettendo a tali ingredienti l’ingresso nel mercato alimentare da diversi anni.

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Da gennaio, pronti o meno, abbiamo aperto le porte anche in Italia a quello che è stato definito il cibo del futuro. Gli insetti possono, infatti, essere allevati con poca acqua e poche energia e per questo motivo il loro consumo è sostenuto anche dalla FAO, la quale ne evidenzia vantaggi per l’alimentazione, l’ambiente, la salute e per il miglioramento della condizione sociale e dei mezzi di sussistenza di varie popolazioni. Sembra fantascienza, in realtà la legge prepara le nostre tavole al mondo che cambia e si evolve. Ogni cultura, infatti, più o meno deliberatamente ha elaborato un catalogo alimentare che si tramanda di generazione in generazione e che si modifica nel tempo con grandi difficoltà e molto lentamente, dal 2018, a questo catalogo si ascrivono ufficialmente anche gli insetti in tutti gli Stati dell’Unione europea, e quindi anche in Italia.