EMA2Milano, oggi il verdetto

Ripercorriamo le tappe della candidatura di Milano ad ospitare l’Agenzia Europea dei Medicinali


Tanti saluti da Riga… con la speranza di riuscire a strappare un punto della Lettonia per l’EMA a Milano”. Vogliamo iniziare così questo articolo: con un messaggio della Vice Sindaco di Milano Anna Scavuzzo, in missione qualche giorno fa per sostenere la candidatura della sua città ad ospitare l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA).

Sono mesi, oramai, che tutta la diplomazia e la politica italiana è impegnata, straordinariamente compatta e coesa, a presentare i meriti di Milano e i punti di forza del Dossier italiano. Proveremo ora a raccontare il lungo cammino che ci ha portati fin qui, a poche ore dalla decisione del Consiglio Affari generali dell’Unione Europea.

xmilano-1600x900-pagespeed-ic-fn-llkxzwm

Difficile, nonché non propriamente corretto, indicare una primogenitura politica dell’idea di ospitare EMA a Milano. Come per EXPO 2015, la comunione d’intenti e la condivisione di capacità, risorse e mezzi tra i Governi (Renzi e Gentiloni), il Parlamento, la Regione Lombardia, il Comune di Milano, le imprese ed altri stakeholders, nel candidare Milano, sono state finora fondamentali.

Tuttavia, il progetto di candidare Milano come sede di EMA inizia all’indomani dell’esito del referendum per la Brexit: “opportunità da Brexit[1], titolava il Corriere della Sera il 25 giugno 2016 su articolo del sindaco Beppe Sala.

Il “Patto per Milano”, firmato qualche mese dopo (a settembre 2016), tra Comune e  Governo [2], definiva EMA come un obiettivo perseguibile, individuando precise risorse per la preparazione del Dossier per la candidatura. In questa occasione hanno partecipato davvero tutti: oltre al Governo, alla Regione Lombardia e al Comune di Milano, hanno preso parte attiva anche Assolombarda, le Università milanesi e lombarde, centri di ricerca e intere categorie di professionisti, parti sociali e gruppi di cittadini interessati ad ospitare l’EMA a Milano.

carousel-home-laboratorio

fine marzo 2017 [3]  il sindaco Sala, il presidente lombardo Maroni, i ministri Alfano e Padoan erano impegnati nella sede di Bloomberg a Londra per intessere rapporti e consolidare il consenso attorno a Milano.

Importante poi la nomina, da parte del Governo, dell’ambasciatore Enzo Moavero Milanesi (ad aprile 2017) [4] come coordinatore per gli sforzi italiani a sostegno della candidatura. Quest’ultima viene, poi, ufficializzata il 24 luglio 2017 [5] a Milano (alla presenza del premier Gentiloni) con un dossier rispondente in maniera concreta a tutti criteri individuati dall’Unione Europea per la relocation dell’Agenzia.

Sono 19 le città ufficialmente in competizione, dal 31 luglio 2017, per una delle Agenzie più importanti dell’Unione Europea. Non solo per numero di dipendenti (circa 900) e per attività svolte (soprattutto nella sorveglianza e nel monitoraggio della sicurezza dei medicinali impiegati nell’UE), ma per il ruolo che essa svolge all’interno di uno dei mercati più rilevanti del vecchio continente. Il settore farmaceutico “made in UE”, infatti, oggi si attesta intorno ai 169 miliardi di euro, di cui ben 35 in ricerca e sviluppo. Si stima, inoltre, che circa un terzo dei nuovi farmaci nel mondo nascano proprio all’interno dell’Unione.

post-social-standard-ema

E quando la Commissione Europea, il 30 settembre 2017 [6]pubblica le valutazioni delle candidature, Milano risulta tra le favorite (insieme Amsterdam, Copenaghen e Vienna) per connettività degli scali aeroportuali milanesi, elevata presenza sul territorio di scuole europee e, soprattutto, per l’immediata disponibilità del palazzo Pirelli, offerto come sede già operativa per l’Agenzia.

Anche il Parlamento italiano fa la sua parte: il 4 ottobre 2017 sono 4 le mozioni presentate e largamente condivise al Senato (tra i firmatari la senatrice De Biasi e il senatore Mandelli) [7], mentre alla Camera, all’unanimità (caso più unico che raro), viene votata la mozione [8] dell’on. Lia Quartapelle, a guida l’ intergruppo parlamentare [9] a sostegno della candidatura. Un sostegno non solo simbolico ma che ha portato diplomazia e politica italiana in un tour a tappe forzate nelle capitali europee, da Atene a Bucarest, da Riga a Lisbona. Uno sforzo collettivo che ha visto coinvolti anche i deputati italiani del Parlamento Europeo, quali l’on. Toia e l’on. Gardini [10].

maxresdefault

Oggi, a poche ore dalla decisione, che scaturirà (intorno alle ore 20) dopo un complesso sistema di votazione del Consiglio Affari Generali dell’Unione in cui per l’Italia siede Sandro Gozi, Milano appare ancora tra le favorite, con l’incognita Bratislava. I Paesi dell’Est, con un ipotetico (quanto non verificato) asse franco-tedesco, reclamano la prima (e unica) sede di un’istituzione europea sul loro territorio.

L’Italia (e altri Stati Membri), anche sulla base delle valutazioni dei dipendenti dell’EMA che vedono con poco favore un’assegnazione a Est Europa [11], invitano l’Unione a fare una scelta di merito e non politica. Già, perché l’indicazione di una sede non favorevole causerebbe un rallentamento se non addirittura un pericoloso stop delle importanti attività che EMA svolge quotidianamente per la salute dei pazienti europei. Si stima che circa il 65% dei funzionari dell’Agenzia non sarebbe intenzionato ad accettare il trasferimento in una sede che non risponda ai criteri stabiliti [12].

È in gioco la credibilità stessa delle Istituzioni europee: prevarranno le ragioni di merito, scegliendo una sede che consenta il mantenimento di personale qualificato indispensabile per le funzioni dell’Agenzia, o le ragioni politiche, nel tentativo di migliorare i rapporti burrascosi tra UE e i Paesi dell’ex blocco sovietico?

In questo vero e proprio risiko europeo, che ci auguriamo finisca nel migliore dei modi, l’Italia ha condotto la sua partita egregiamente: facendo squadra fin dall’inizio, tralasciando le ideologie partitiche e le infinite campagne elettorali in cui sembra vivere il nostro Paese, ma soprattutto mettendo al servizio le migliori energie e competenze.

Perché, al di là dell’indotto e delle numerose opportunità che l’EMA porterebbe alla città, alla Regione e al Paese, è soprattutto la vita di tanti giovani che potrebbe cambiare.

Grazie a chi ci ha creduto fin dall’inizio e, con impegno e soprattutto visione, ha lavorato (e sta lavorando) per cogliere questa importante opportunità di sviluppo e di crescita.


Fonti: