Erasmus stories

Martina Possanzini (Scozia, Regno Unito)

mùHo partecipato al programma Erasmus, frequentando un semestre alla University of Glasgow in Scozia. Da settembre a dicembre 2016, ho vissuto personalmente la sensazione di incertezza divagare a seguito della Brexit, non solo da un punto di vista Europeo-Italiano, ma anche dal lato del Regno Unito. Grazie al programma Erasmus gli studenti imparano ad essere più aperti e flessibili, condividono il know-how con altri stati dell’UE e accrescono le loro abilità. Proprio questo aspetto spaventa molto i ricercatori e le università britanniche riguardo alla Brexit: non solo il venir meno dei fondi europei destinati a ricerca e sviluppo ma soprattutto il rischio di perdere molto capitale umano. Credo siano il confronto e la condivisione ad arrichire uno stato, non la chiusura dei confini. Il programma Erasmus permette ai giovani studenti di aprire la mente a questo tipo di riflessioni.


Tommaso Giulla (Francia)

Mi chiamo Tommaso, ho 21 anni e sono uno studente Erasmus in scambio pressokkj l’Università di Reims. Questa esperienza è stata un’occasione unica per apprendere una nuova lingua, il Francese, e ampliare i miei orizzonti nel modo più facile, divertente ed utile: l’incontro con persone provenienti da ogni dove e con le loro prospettive e visioni sul mondo. Un importante spunto di riflessione sulla ricchezza e la bellezza del progetto Erasmus è dato dal luogo stesso in cui mi trovo: quella che appena cento anni fa era una città sul fronte di una guerra mondiale, devastata da bombardamenti ed atrocità indicibili, è ora un vivace centro universitario internazionale.


Paola Buselli (Ungheria)

Paola Buselli_BudapestGrazie al programma Erasmus ho avuto l’opportunità di vivere sei mesi a Budapest, una bellissima città dell’Est Europa dal fascino un po’ decadente. Studiare all’estero è una delle più incredibili esperienze che si possano fare nella vita. Quando si è da soli in una città straniera si capisce l’importanza di entrare in contatto con altre persone e le differenze culturali appaiono come un vantaggio, un modo per apprendere qualcosa di nuovo. Così ho avuto l’opportunità di relazionarmi e confrontarmi con una moltitudine di persone provenienti da ogni parte del mondo, arricchendo in questo modo il mio bagaglio culturale. Il periodo passato in Erasmus è stato talmente entusiasmante che ho deciso di ripetere l’esperienza attraverso un tirocinio a Barcellona.


Valentina Angela La Barba (Francia)

Quando mi dissero che sarei partita per la Francia non potevo crederci. Non sapevo cosaValentina La Barba aspettarmi, avevo solo tanta curiosità, mista ad un pizzico di paura. La stessa che avevo quando una scala mobile infinita mi portava verso il gate A16. Vedevo una grande scritta verde: Bordeaux. In mente ora ho solo un grande film, fatto di persone ed emozioni. Perché, alla fine, ciò che rimane non sono nozioni, formule o progetti, ma persone. Quelle di cui i primi giorni avevo tanta paura e che tre mesi dopo ho salutato in aeroporto, con la speranza di incontrarci tra qualche anno a Singapore, in Cina o chissà dove. Da loro ho ricevuto un regalo, un insegnamento. Quello che non esistono barriere culturali quando c’è la volontà di abbatterle, di guardarsi e pensare «il diverso è più simile di ciò che crediamo».