Solidarietà in valigia

Questa è la storia dell’avventura di Giulia Bordin, prima italiana nel Corpo europeo di solidarietà, negli uffici europei di Bruxelles. Conosciamola meglio e scopriamo come ha vissuto questa incredibile esperienza. Al termine della storia, un breve commendo dell’On. Brando Benifei, l’eurodeputato più giovane del gruppo S&D.


Drriin. Drriin. Sette e mezza.

Giulia ha i capelli mossi e castani, con qualche sfumatura rossa. Si alza dal letto e vede davanti a sé la sua compagna di viaggio più intima ma anche la sua peggior nemica quando si torna a casa: la valigia. La guarda sconsolata: “no non ti metterò a posto oggi, forse domani, forse dopodomani”.

Ma chi è Giulia? Giulia è una ragazza europea. Fin da ragazza si interessa di attività di volontariato. Si laurea in Diritti Umani e attraverso i social network conosce il Corpo Europeo di Solidarietà (ESC) nel dicembre 2016, data di lancio del progetto portato a termine dal presidente della Commissione Europea Junker. Appena il portale dell’ESC è online, si registra e a febbraio le arriva la proposta di un tirocinio come “assistente di progetto e delle politiche del Centro Europeo di Volontariato”. Si occuperà in particolare di seguire i progetti del Centro e sviluppare politiche nell’ambito del volontariato. In quei giorni conosce la sua più grande compagna: la valigia.

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A marzo è già a Bruxelles ma la sua valigia non ne vuole sapere di stare lì in un angoletto a prendere polvere, in questi mesi gira 10 Paesi dell’Unione tra conferenze e progetti.

Se le chiedete cos’è che l’ha spinta a fare questa famosa valigia e a partire, lei sorride e dice: “la solidarietà è la nostra forza”. Questo è il suo motto. Crede fermamente che noi giovani, e lei in primis, dobbiamo compiere qualcosa di utile per risolvere i problemi del nostro tempo. In fondo, ognuno di noi sente dentro il bisogno di sentirsi utile. Proprio per queste ragioni che il Corpo Europeo di solidarietà è nato ed ha coinvolto già 1.500 volontari e più di 3.600 cominceranno a lavorare entro la fine del 2017. L’ambizioso obiettivo è quello di coinvolgerne 100.000 entro il 2020.

Per l’Europa l’ESC, citando le parole di un’altra ragazza che ha partecipato al progetto, deve essere: “il tentativo di costruzione di un capitale umano e di un capitale sociale comune”. Non è uno slogan, è un credo. Il credo di chi sa che l’Europa non è solo burocrati e moneta unica, Bce e Draghi, Bond e Btp. Il credo di chi sa che “fatta l’Europa bisogna fare gli europei”. E allora dopo gli Erasmus, rivolti soprattutto a chi studia e lavora, il Corpo di Solidarietà Europeo dà a tutti la possibilità di vivere un’esperienza europea.

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Alle 8.30 Giulia esce di casa, prende un autobus e scende qualche fermata prima dell’ufficio per perdere lo sguardo tra i palazzi. Bruxelles ormai è casa sua. In ufficio l’aspetta la sua piccola famiglia adottiva, 5 ragazze che parlano spaitalinglcese.

Arriva alla porta dell’ufficio. Tira uno sbuffo. Si è completamente dimenticata dei compiti per la lezione di francese! Aveva una settimana per farli! Le toccherà correre a casa una volta uscita da lavoro.

E la valigia? Può aspettare domani.


On. Brando Benifei

BenifeiNel settembre 2016, il Presidente Juncker ha lanciato i Corpi Europei di Solidarietà, allo scopo di incoraggiare nei giovani il senso di appartenenza al progetto comunitario. I ragazzi under30 potranno svolgere un’esperienza di volontariato, di tirocinio o di lavoro che valorizzi il loro contributo alla costruzione di una comunità coesa e sostenibile, e, al contempo, consenta loro di sviluppare competenze utili per il futuro. All’iniziativa politica e ai primi progetti pilota fa seguito, in queste settimane, l’iter legislativo per la definizione del Regolamento che dal 2018 renderà pienamente operativo il Corpo. Avendo seguito, in qualità di Presidente dell’Intergruppo Gioventù, le fasi di consultazione preliminare, sono poi stato nominato Relatore sulla Proposta di Regolamento per la Commissione Occupazione e Affari Sociali e per questo ho iniziato il lavoro per migliorare il testo della Commissione Europea: il progetto è molto condivisibile, ma voglio assicurarmi che funzioni davvero, perché ritengo che sulle opportunità rivolte ai giovani si misurerà una buona parte della nostra credibilità come progressisti europei. Perciò, i miei emendamenti si concentreranno sulla qualità, le tutele e le retribuzioni offerte nelle posizioni di tirocinio e di lavoro, sull’efficienza del sistema di gestione e delle misure di monitoraggio, sul pieno coinvolgimento delle parti sociali e delle organizzazioni giovanili, sull’adeguatezza delle risorse dedicate e sulla valutazione dei risultati.