EUROPA vs ECOMAFIE

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C’è una guerra, quella alle ecomafie, che spesso viene ricordata solo per le sconfitte che subiamo: ma c’è un mondo che lotta, ed è bene saperlo.

L’ambiente è ciò che ci circonda. È ciò che inspira i poeti che si affacciano alla finestra, è il background di tutti i nostri ricordi. Per anni l’umanità si è focalizzata sull’uomo, sul progresso, sull’industrializzazione. La Natura è rimasta silente finché non ci siamo accorti che nella nostra folle rincorsa al progresso stavamo perdendo proprio Lei, che abbiamo sempre dato per scontata. Ci siamo accorti che il riscaldamento globale stava mangiando i nostri ghiacciai, che stavamo tagliando alberi senza dar loro il tempo di ricrescere, che le luci delle città non ci permettevano di vedere le stelle: allora abbiamo cambiato rotta.

Oggi per fortuna possiamo parlare di Green Economy, di riduzioni di emissioni di CO2, di boschi verticali. Ci stiamo impegnando, non è abbastanza, ma ce la stiamo mettendo tutta.

Nelle tante lotte che conduciamo per il Pianeta quella che spesso non nominiamo è quella alle discariche illegali di rifiuti. Non ne parliamo non perché è un fenomeno complesso, ma perché ci vergogniamo di non essere capaci di arginarlo: preferiamo nasconderlo sotto al tappeto e parlare ore ed ore di temi in cui facciamo, discretamente, bene.

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Non ho intenzione di parlarti delle discariche abusive, di raccontarti storie di posti e paesi dove i casi di tumore sono aumentati dell’80%. Voglio raccontarti come si prova a combattere.

La lotta ai traffici illeciti di rifiuti inizia nel 1989. Si decise nella Convenzione di Basilea di regolamentare i flussi di rifiuti pericolosi tra le Nazioni impedendo così la pratica diffusa nei Paesi industrializzati, dove lo smaltimento era molto costoso, di far scomparire i propri rifiuti nei Paesi in via di sviluppo.

Nel 2006, con il regolamento n.1013, l’UE stabilisce una nuova procedura di notifica e controllo per la spedizione di rifiuti generici: tutte le spedizioni devono essere munite di consenso scritto da parte delle autorità competenti dei Paesi di spedizione, transito e arrivo, ed ognuna delle parti si deve impegnare a gestire i rifiuti in modo ecologicamente corretto. Viene vietata inoltre l’importazione di rifiuti da Paesi terzi all’UE e l’esportazione di rifiuti pericolosi per la salute umana (con eccezioni).

Non è bastato un regolamento per mettere fine ad un fenomeno tanto complesso: EUROPOL con un’inchiesta nel 2011 ha notificato una crescita del traffico illegale di rifiuti, soprattutto degli e-waste, rifiuti tecnologici.

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L’Europa in questi anni sta sviluppando nuove tecniche di controllo dei traffici basati anche su sistemi di Electronic Data Exchange per favorire la comunicazione tra gli Stati membri della UE per arginare il fenomeno in maniera più vigorosa.

Tanto si è fatto e tanto si sta facendo: in Italia Legambiente attesta che i reati ambientali stanno diminuendo. Ma il fenomeno è complesso ed è ancora vivo: si stima che in Europa il 15% dei trasporti riguarda i rifiuti. Un controllo capillare è impossibile.

Ti ho raccontato questa storia per un motivo. Ci sono storie disumane di persone che hanno la loro casa sopra a discariche abusive di rifiuti farmaceutici. Ci sono storie di contadini che da anni danno da mangiare ai propri nipoti frutti avvelenati da acque contaminate. Davanti a queste storie ci sentiamo impotenti. Quando si parla di ecomafia sembra che si tratti di un fenomeno che c’era, c’è e ci sarà. Sembra meglio non parlarne. Chi traffica guadagna, tanto, tantissimo, e chi guadagna compra. Questo articolo è per togliere alibi ai comprati, per quei direttori d’azienda e per quelle autorità competenti che firmano carte false e dicono alla propria coscienza “eh che ci vuoi fare il mondo va così”.

Basta alibi. Il mondo sta cambiando, L’Europa c’è, l’Italia anche. E’ ora che ognuno di noi faccia la propria parte. Vinciamo anche questa sfida nei prossimi decenni e investiamo in quelle aree che questa sfida l’hanno persa per dare una speranza, una nuova possibilità.