I numeri delle ecomafie

Italia e Europa intensificano gli sforzi per contrastarle


ecoreati

Una dimensione globale che minaccia gli ecosistemi, la salute dei cittadini e l’economia legale: il valore delle ecomafie nel mondo, secondo l’ONU, ha un valore tra i 91 e i 258 miliardi di dollari ogni anno; con un tasso di crescita annuale del 5-7%, superando così la crescita della nostra economia mondiale (2-3% l’anno). Tra i vari settori illegali, quello più pericoloso e difficile da contrastare è sicuramente quello del traffico organizzato e illecito di rifiuti internazionali.

Il rapporto tra economia criminale e terrorismo negli ultimi anni si è consolidato”, ad evidenziarlo è il documento dell’Europol sulle organizzazioni criminali all’interno dell’UE (SOCTA 2017). Ecco perché la lotta alla criminalità ambientale riguarda la protezione non solo dell’ambiente e della salute umana, ma anche della sicurezza europea e globale.

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In Italia, nel 2016, il fatturato delle ecomafie si è attestato intorno ai “13 miliardi di euro, con 71 reati ambientali al giorno, circa 3 ogni ora”: è l’analisi di Legambiente nel rapporto recentemente presentato alla Camera dei Deputati “Ecomafia 2017”. Nonostante il lieve trend positivo (-7% di reati rispetto al 2015 e un aumento significativo di denunce, arresti e sequestri), rimangono ancora tanti problemi da affrontare a partire dal fenomeno della corruzione, la questione dell’abusivismo edilizio con 17.000 nuovi immobili abusivi nel 2016 e il ciclo illegale dei rifiuti in crescita.  La legge 68/2015, che ha inserito nel Codice penale i delitti ambientali, ha consentito finora di sanzionare 574 ecoreati con un aumento dei procedimenti penali a carico delle organizzazioni criminali proprio nel traffico illecito di rifiuti (“quasi 8 mila denunce e il coinvolgimento di 914 aziende”). L’Europa non è immune a questo fenomeno criminale che, secondo Legambiente, coinvolge ben 15 Stati all’interno dell’UE.

Dal 1989 la Convenzione di Basilea regolamenta i movimenti transfrontalieri di rifiuti tra paesi OCSE e non OCSE vietandone, in linea generale, l’esportazione. Per aggirare tale meccanismo, i trafficanti fanno ricorso alle triangolazioni tra Paesi e alla falsificazione dei documenti di accompagnamento dei carichi. Spacciati alle frontiere come materie prime o scarti di lavorazione, i container carichi di rifiuti domestici e/o pericolosi attraversano il globo passando di mano in mano per far perdere le loro tracce, da un intermediario a un altro, da un Paese a un altro. Italia – Germania – Olanda – Hong Kong – Cina, ad esempio; oppure passando per il porto di Gioia Tauro, in Calabria, poi Durazzo, in Albania, e Skopje, in Macedonia. Insomma, la più grande discarica d’Europa, gestita da un’azienda italiana.

Il Consiglio dell’Unione europea, sulla base del rapporto dell’Europol, nella seduta del 18 maggio 2017 ha inserito la lotta ai crimini ambientali tra le priorità da contrastare nel periodo 2018-2021 individuando specifici piani di azione per contrastare le diverse forme di reati ambientali nell’UE: dall’inquinamento del suolo allo smaltimento illegale dei rifiuti, agli incendi dolosi, al traffico illegale di animali e piante pregiate e al commercio illegale dei rifiuti tossici.

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Il rapporto SOCTA del 2017 segue il progetto di ricerca europeo “EFFACE – European Union Action to Fight the Environmental Crime”. Durato 40 mesi e avviato su 12 casi di studio sui vari settori influenzati dalla criminalità ambientale, il progetto ha evidenziato l’esigenza a livello comunitario di migliorare la raccolta e i metodi di analisi dei dati. Ciò non solo aiuterebbe gli Stati membri a individuare adeguatamente le reali violazioni, ma guiderebbe le azioni di contrasto.

Modelli omogenei di rilevazione dei dati, armonizzazione degli accertamenti e delle sanzioni dei reati ambientali all’interno degli Stati membri, condivisione delle buone pratiche ambientali e delle risorse umane ed economiche, sono le direttrici d’azione dell’UE per una piena integrazione europea anche in tema di lotta ai crimini ambientali e una vera battaglia contro le ecomafie.