Inquinamento, congestione e mobilità: le pratiche sostenibili di Londra e Milano

Un alto livello di inquinamento è previsto in città. Considerate di trascorrere meno tempo possibile all’aperto. Se vi sentite poco bene contattate immediatamente il vostro medico di base”. Questo è stato il messaggio lanciato dalla City Hall, il comune di Londra, che a Gennaio ha superato il livello di polveri sottili della capitale cinese, notoriamente una delle metropoli più inquinate a livello globale. L’inquinamento atmosferico nella capitale britannica è tuttora uno dei temi fondamentali su cui la nuova amministrazione labourista di Sadiq Khan, che ha sostituito il vulcanico Boris Johnson dopo 8 anni di mandato, si gioca il rispetto e l’approvazione del proprio popolo Labour e dei cittadini Londinesi. La capitale britannica difatti è tra le città più inquinate d’Europa. L’incremento di polveri sottili PM10 e ultrasottili PM2,5, o di sostanze come il potente inquinante NO2 – il biossido di azoto – è stato uno dei temi del dibattito politico durante la lotta per le elezioni amministrative dell’anno passato.

In generale, il livello di NO2, causato principalmente dalla presenza dei veicoli diesel all’interno dei perimetri delle città, e dalla combustione delle biomasse per il riscaldamento, ha superato dal 2010 i limiti legalmente permessi in quasi il 90% delle aree urbane nel Regno Unito. Sin dal 1993, la London Air Quality Network del King’s College London ha monitorato le emissioni atmosferiche in più di 30 borough di Londra, evidenziando che, nel periodo 2005 – 2007, in quasi tutte le aree controllate si è verificato un eccesso sulla media annuale di biossido di azoto di 40 µgm-3 (21 ppb), con undici siti che hanno superato i limiti orari di 200 µgm-3 (105 ppb) almeno in 18 occasioni per sito. Basti pensare che nel 2015 i livelli di biossido di azoto in una delle aree più popolate e centrali della capitale, Oxford Street, hanno superato nei primi quattro giorni dell’anno i limiti annuali fissati dalle normative dell’Unione Europea mentre l’anno successivo, Putney e Knightsbridge hanno superato in una sola giornata il limite che sancisce la possibilità di eccedere ai limiti massimi di NO2 a 18 ore all’anno.

Il pericoloso livello di tossicità atmosferica, oltre all’ipotizzato raggiungimento di 10 milioni di persone residenti nella capitale nel 2030, che aumenterebbero di 350.000 unità88623027-a9c6-4023-8c13-1dc2edee7c18 i 2,6 milioni di veicoli circolanti nella metropoli, ha portato la capitale britannica a sviluppare delle politiche per una mobilità sostenibile. Dal 2003, la London Congestion Charge ha obbligato i conducenti di alcuni mezzi a motore al pagamento di un pedaggio all’ingresso di alcune parti centrali della capitale. Secondo uno studio della TfL, Transport for London, il numero degli ingressi dei veicoli suscettibili al pedaggio è diminuito di circa il 30%. In aggiunta, nel 2008 è stata introdotta la Low Emission Zone (LEZ), uno schema messo a punto per eliminare, per quanto possibile, la circolazione dei veicoli con motori diesel di vecchia generazione, come autocarri e furgoni altamente inquinanti, all’interno del perimetro della Greater London.

Inoltre, negli ultimi anni i servizi di car e bike-sharing hanno profondamente rivoluzionato la mobilità Londinese. Nella capitale britannica nel 2016 le 11.500 bici 65037396_65037395installate sono state utilizzate circa dieci milioni di volte, mentre i servizi di car-sharing, Enterprise car share, ZipCar e DriveNow, sono stati utilizzati da 186.000 utenti: secondo la charity CarPlus queste misure hanno permesso di ridurre  di circa il 30% le emissioni di CO2.

Tali misure rispecchiano la tendenza delle grandi città europee ad offrire svariate ed innovative proposte per scoraggiare l’uso dei mezzi di trasporto privati, riducendo la congestione e la diffusione di sostanze inquinanti, ed incoraggiando, al contempo, l’utilizzo del trasporto pubblico e della bicicletta. Basti pensare che Milano, stando all’edizione 2017 dell’Osservatorio di Aiba (l’Associazione italiana brokers di assicurazioni e rassicurazioni) risulta la capitale Europea di car sharing, con oltre 1.900 veicoli, 323.000 iscritti e circa 6 milioni di kilometri percorsi. Inoltre, dal primo rapporto nazionale sulla Sharing Mobility emerge che l’Italia è il primo paese in Europa in termini di diffusione del bike sharing, con più di 13.770 bici condivise e 200 comuni in cui il servizio è attivo. Anche in questo caso il capoluogo Lombardo è in vetta alla classifica, offrendo 26 bici per kilometro quadrato e posizionandosi solo dietro alla capitale Francese.

Tornando al territorio britannico il 21 Giugno Sadiq Khan ha presentato la bozza del Mayor’s Strategy Plan (MSP), il piano per la mobilità urbana che stabilisce le proposte e direttive del sindaco per rimodellare i sistemi di trasporto nei prossimi 25 anni. Le proposte sono state approfonditamente studiate per ridurre le emissioni di inquinanti, e comprendono l’introduzione di bus a idrogeno, la rottamazione dei veicoli diesel e l’introduzione di una Ultra Low Emission Zone (ULEZ): quest’ultima, funzionante low-emission-tfldall’Aprile del 2019, consisterà nel pagamento di un pedaggio giornaliero da parte di tutti quei veicoli che non rispetteranno gli standard per le emissioni inquinanti nelle aree centrali della città. In generale, questa bozza punta a cambiare profondamente il modo di viaggiare in città, cosi che, entro il 2041, l’80% degli spostamenti dei Londinesi possa avvenire tramite trasporto pubblico, a piedi o in bicicletta.

Anche a Milano, nei primi di Giugno, è stato presentato il Piano urbano per la mobilità sostenibile (PUMS), che, come il MSP, ha come obiettivo di affrontare due problemi fondamentali nella vita del capoluogo Lombardo: l’inquinamento atmosferico e la congestione. Il piano punta ad un potenziamento del trasporto pubblico, soprattutto oltre i confini urbani, ad un maggiore sviluppo urbano della mobilità elettrica e della bikemi-biciclettabicicletta, in particolare tramite la diffusione di aree riservate esclusivamente ai veicoli a basse emissioni e rendendo meno frammentarie e pericolose le piste ciclabili. Anche in questo caso Milano si colloca estremamente vicina alle moderne e sostenibili capitali europee, le quali per contenere l’aumento globale della temperatura al di sotto dei 2 gradi centigradi, devono necessariamente ridurre entro il 2050 del 60%, rispetto ai livelli del 1990, le emissioni inquinanti generate dal sistema dei trasporti.

Bianca Russo*

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*GreenMI (www.facebook.com/greenmilano)