Se questo è un uomo

 

Dovevo scrivere una storia sulla Cecenia. Ho scritto su Google le parole chiave: Cecenia + omosessualità + tortura. Non l’avessi mai fatto! Mi sono addentrato in un labirinto senza via d’uscita. Ogni nome, ogni storia mi apriva le porte di una storia più triste, più cruda, più disumana. Mi ritrovo oggi con migliaia di storie e pochi caratteri per raccontarle tutte. Non so neanche da dove partire.

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Potrei cominciare, come prima storia, da Nadja e raccontarti di come, nonostante lavorasse per il governo ceceno, dopo l’operazione di cambio sesso nel 2005 è stata costretta a scappare a Mosca. Raccontarti di come i genitori siano stati consigliati da alcuni sconosciuti di porre fine alla vita della propria figlia per lavarsi dal disonore di avere una figlia transessuale. In Cecenia la pratica del delitto d’onore è tollerata, quasi incoraggiata: se i tuoi familiari ritengono la tua condotta disonorevole nei loro confronti hanno la piena libertà di ucciderti. Se ti accorgi di essere diverso dagli altri, se non ti piace ciò che piace ai più, devi nasconderti. Affogare in una vita che non è la tua. La diversità non è tollerata, è punita con la morte: se sbagli, se ti ribelli, se decidi di essere te stesso, sei un disonore per la tua famiglia e prima o poi il delitto d’onore, come uno spettro, arriverà anche per te. Nadja è stata raggiunta dal proprio spettro nelle strade di Mosca, lo spettro ha preso le sembianze di alcuni uomini che le hanno sfondato la faccia. Lei non ha avuto scelta: ha fatto le valigie e si è rifugiata in America.

La seconda storia ha come protagonista Ruslan. Un ragazzo sulla trentina. Ha i capelli neri neri e un ciuffo che copre uno dei due occhi azzurri. Ruslan un giorno apre Facebook e si ritrova con una richiesta di amicizia di un ragazzo della sua età, di solito non accetta le amicizie dagli sconosciuti ma il viso di quel ragazzo gli pare così bello. Lotta un po’ con sé stesso: accetto o non accetto? Alla fine accetta. Dopo un paio di giorni non può credere ai suoi occhi: un messaggio in chat, proprio di quel ragazzo così bello! Ruslan comincia a chattarci, quel ragazzo lo intriga parecchio, ci messaggia giorno e notte, alla fine decide di incontrarlo. Il primo appuntamento è sempre un’ansia, si lava due volte, si prova mille vestiti, alla fine si ritrova in ritardo ad uscire con la combinazione di vestiti che aveva provato per prima. Durante il tragitto si immagina il suo arrivo in piazza: lui è già lì ad aspettarlo, sorridente, bello come in foto. Passeggiano, mangiano un gelato e prima di salutarsi si scambiano un bacio proibito davanti al portone di casa di lui. Che bello sarebbe stato. Eppure il destino è crudele. In piazza ad aspettarlo c’erano 5 o 6 ragazzi. Lo hanno accerchiato, picchiato a sangue. Gli hanno preso il telefono e hanno chiamato i suoi genitori per comunicare loro l’omosessualità del proprio figlio: era l’inizio della fine, lo spettro del delitto d’onore entrava anche nella sua vita. Hanno poi rovistato nei suoi contatti: volevano altri nomi, altre prede. Ha vissuto l’inferno, lo hanno torturato per giorni anche con l’elettricità. Ruslan oggi si trova a Mosca. In un appartamento sicuro messo a disposizione dall’associazione LGBT Network. La paura lo ha sbiancato in viso, gli ha mangiato le gote e gli ha fatto venire le occhiaie. Prende le gocce per dormire e sa che prima o poi scopriranno dove si nasconde e lo uccideranno.

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Ruslan non esiste, ma la sua storia si. Ne esistono 42 di storie, tutte simili, seguono il filo conduttore dell’omosessualità, della violenza subita e della tortura e si perdono in miriadi di sfumature.

Stai pensando che la Cecenia si trova anni luce indietro riguardo ai diritti degli omosessuali? Ti sbagli perché “in Cecenia l’omosessualità non esiste”, parole del portavoce del governo Alvi Karimov, “e se esistessero ci penserebbero i familiari a mandarli là da dove non si torna”. La Cecenia nega le accuse che le sono state rivolte dalla comunità internazionale. Fortunatamente Vladimir Putin, da sempre paladino di verità e diritti, sta conducendo un’inchiesta trasparente sulla questione.

Traspa..che? Facciamo un piccolo passo indietro.

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La Russia è la prima che ha interesse nell’insabbiare la questione cecena.  Punto primo: la Cecenia viene da due guerre di indipendenza e il suo primo ministro Ramzan Kadirov sembra l’unico in grado attualmente di garantire la pace e la stabilità del Paese: l’ultima cosa che conviene a Putin è scomunicare Kadirov e lasciare un vuoto di potere che probabilmente sfocerà in una terza guerra d’indipendenza. Punto secondo: la Russia non è credibile come garante dei diritti degli omosessuali dato che il 20 giugno 2017 la  Corte europea dei diritti umani (CEDU) ha stabilito che la legislazione russa che vieta “propaganda gay” incoraggia l’omofobia e la discriminazione.

In questa disputa internazionale l’Unione europea ha le mani legate: se da un lato, come ha fatto notare l’eurodeputato Brando Benifei durante un incontro tenutosi a Milano sulla “Questione cecena”, l’approccio sanzionatorio pare rafforzare il fronte interno vicino a Putin, dall’altro l’immobilismo non porterà di certo a nessuna soluzione. L’unico atto perseguibile è la ricerca della verità. Questa volta Kadirov l’ “ha fatta grossa” e con i riflettori del mondo mediatico puntati sulla questione Putin non può fare finta di niente. Bisogna spingere per arrivare in tempi brevi ad una conclusione dell’inchiesta prima che eventuali prove vengano distrutte: sta già succedendo, dobbiamo fare in fretta.

Ahimé, caro lettore, la storia più devastante te l’ho riservata per la fine.

In Russia una combriccola di brillanti scienziati ha trovato una cura per l’omosessualità e, fieri della propria scoperta, caricano in rete i video dei loro esperimenti. Se sei omosessuale ti pestano, ti umiliano e ti “lavano” con l’urina. Il video che testimonia queste pratiche è raccapricciante, ti chiedo un piccolo sforzo: voglio che tu lo veda. Che tu ti immagini che gli occhi feriti di quel ragazzo con la canottiera bagnata di pipì potrebbero essere i tuoi, potrebbero essere i miei, potrebbero essere quelli di tuo figlio. Tuo figlio che non ha fatto niente, è stato solo sé stesso. Guarda quegli occhi. Un giorno, tra poco, i riflettori delle tv si spegneranno: ci sarà un altro caso, un altro omicidio, un’altra storia più nuova, con più share televisivo. Quel ragazzo rimarrà lì, avrà un altro nome, un’altra faccia, ma gli stessi occhi e la stessa canottiera bagnata.

Non possiamo permetterlo.

 

…..Meditate che questo è stato: 
vi comando queste parole. 
Scolpitele nel vostro cuore 
stando in casa andando per via, 
coricandovi alzandovi; 
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa, 
la malattia vi impedisca, 
i vostri nati torcano il viso da voi.

                                                            Tratto da: “Se questo è un uomo” Primo Levi

La storia si ripete, è ciclica.


Per saperne di più:

 

2015-12-16