Diritti civili: il ruolo dell’Europa come traino nel Mondo 

A che punto è il cammino dei diritti civili in Europa? È la domanda che ricorre ogni volta, specialmente in questo mese di giugno nel quale tantissime città europee e non solo si riempiono delle celebrazioni dedicate al Pride e il tema dei diritti torna con forza ad animare il dibattito pubblico. E di qui parte la disamina delle differenze fra i modelli legislativi dei diversi Paesi dell’Unione, la discussione su quale sia il più giusto e all’altezza dei tempi, la critica allo storico ritardo italiano, solo parzialmente recuperato nell’ultimo anno con gli effetti del ddl Cirinnà. Eppure, sull’onda dei profondi mutamenti intervenuti a livello internazionale nella complessa fase storica in cui ci troviamo, si fa strada un’altra domanda, forse anche più importante della precedente: a che punto è il cammino dei diritti civili nel mondo? E soprattutto, quale ruolo può e deve giocare l’Europa oggi nel mondo affinché questo cammino non si interrompa, non faccia passi indietro e anzi continui spedito nella direzione di una società globale sempre più aperta, equa e inclusiva?

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Nel tentativo di rispondere, bisognerà passare brevemente in rassegna quelli che sono i principali attori sullo scacchiere mondiale, prendendo in considerazione l’atteggiamento che ognuno di questi ha nei confronti dei diritti LGBT. Poco si può dire a questo proposito del gigante cinese per il quale all’impetuoso sviluppo economico non si è accompagnato un uguale sviluppo dei diritti umani e tanto meno di quelli delle minoranze. Il silenzio su questo tema regna assordante in quasi tutto il continente asiatico, dove solo un Paese piccolo come Taiwan ha approvato appena un mese fa il matrimonio egualitario, conquistando una posizione d’avanguardia che lo vede del tutto isolato.

Ancora peggiore si presenta, spostandoci verso Ovest, la situazione in Russia, dove, dalle leggi che vietano la ‘propaganda omosessuale’ fino al recentissimo dramma dei lager ceceni, emerge il quadro di un Paese in cui non è solo Putin ma una sorta di autentico e condiviso sentimento nazionale a spingere in tutt’altra direzione rispetto alle conquiste di civiltà raggiunte in Occidente.

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E l’Occidente? Gli Stati Uniti che con Obama erano diventati i fieri portatori della fiaccola dei diritti nel mondo, la Casa Bianca illuminata dai colori dell’arcobaleno, il programma della Clinton che prometteva di andare avanti su quella strada, con Trump sono solo un ricordo. Che la musica fosse cambiata si è notato fin dai giorni successivi all’insediamento, quando dal sito della Casa Bianca è sparita la sezione dedicata ai diritti LGBT e il neopresidente ha cancellato le norme contro la discriminazione nelle scuole varate dal suo predecessore. È poco realistico sperare in un’inversione di tendenza se è vero che a fronte dell’opportunismo politico e dell’imprevedibilità di Trump, la base che lo ha eletto è ancora in gran parte quella classica repubblicana, la destra evangelica rappresentata nell’amministrazione dal vicepresidente Mike Pence. Nell’ipotetico scenario di un impeachment, ora che Trump è formalmente sotto accusa per il coinvolgimento nel Russiagate, sarebbe Pence, che da governatore dell’Indiana varò una legge che permetteva a società e commercianti di negare i propri servizi agli omosessuali in nome della libertà religiosa, a subentrargli. Non proprio una prospettiva incoraggiante.

Ecco allora che nel vuoto lasciato dalle superpotenze mondiali rispetto alla funzione di presidio dei diritti LGBT, nasce l’urgenza per l’Europa di fare la sua parte. L’Europa che in un raro momento di unità ha trovato la forza di condannare con parole durissime l’omocausto ceceno e che con il governo tedesco di Angela Merkel si è detta disponibile a garantire i visti umanitari ai gay che fuggono dal Paese della Federazione Russa. L’Europa – perché ancora di Europa si tratta – che alle ultime elezioni in Regno Unito ha visto il numero massimo di LGBT eletti in Parlamento nella storia di quel Paese (45 dichiarati, il 7% dell’assemblea). Un’Europa intesa non solo come Unione economica, ma soprattutto come Unione politica e costruita su valori comuni è la sola che possa assolvere a quel ruolo di campione dei diritti LGBT nel mondo che gli Stati Uniti hanno abbandonato e sfidare su questo tema Russia e Cina.

Anche le sfide più difficili del nostro tempo, come quella contro il terrorismo internazionale, si giocano e si giocheranno in gran parte sulla cultura dei diritti e sull’impegno di noi europei nel difendere i traguardi di civiltà ed eguaglianza che abbiamo conquistato.

 Gianmarco Botti

2015-12-16