Intervista all’On. Cirinnà


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Senatrice Cirinnà, per lei che dal mondo LGBT viene considerata una paladina dei diritti, che significato ha il Pride nel 2017 in Italia?

Il Pride continua ad avere un significato sempre più profondo. L’occasione per sempre più persone di ritrovarsi come gay, lesbiche, trans, bisessuali, intersex, eterosessuali e scoprire un elemento centrale della nostra esistenza: il nostro corpo. E per attrezzarsi di una serie di rivendicazioni politiche che lo mettano al riparo dalle più subdole e pericolose violazioni della libertà individuale.

Grazie alla legge che porta il suo nome, che ha compiuto da poco un anno, l’amore delle coppie LGBT viene finalmente riconosciuto dal legislatore. Questa legge ha avuto una nascita difficoltosa, che cosa è successo durante l’iter di approvazione?

Il provvedimento è nato nell’ambiente congeniale che dovrebbe essere la norma in un Parlamento civile e attento alle istanze della popolazione. Così è stato fino all’inizio del dibattito in aula, quando da questa alleanza laica si sono sfilati i colleghi del Movimento 5 Stelle. Una situazione non troppo diversa da quella della legge elettorale o dello ius soli: il loro valzer politico scatena clamore nell’elettorato di destra e lascia dietro a sé lo scompiglio che l’irresponsabilità istituzionale genera. È da quella pugnalata che è nata la scelta del governo di porre la fiducia sul maxiemendamento che oggi è il corpo della legge.

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In Italia siamo riusciti a raggiungere il traguardo di una legge sulle unioni civili in ritardo rispetto agli altri Paesi europei e dopo sollecitazioni della CEDU. Quanto siamo indietro rispetto ai paesi della Comunità europea per quanto riguarda il livello di tutela dei diritti?

Manca molto: penso al matrimonio egualitario, a una riforma della legge 40 che ancora aspetta di essere sgravata delle proibizioni che le Corti non hanno ancora sgretolato, a una legge sull’identità di genere che garantisca il diritto all’identità e all’integrità fisica delle persone trans…

E le stepchild adoption?

Un punto centrale, che deve essere superato da una politica che deve avere il coraggio di parlare di riforma delle adozioni: veloci e per tutti, accoppiati – etero o omosessuali – e singoli. La stepchild era un compromesso incastonato della complessità di un dibattito parlamentare delicato, le forze riformiste devono oggi pretendere di più da loro stesse prima di tutto.

Quale è la sua visione dell’Europa dei diritti tra 20 anni?

Dipende dall’Europa che sarà. La Francia ha arrestato l’ascesa di Marine Le Pen, ma i nuovi patrioti europei devono dimostrare di saper essere all’altezza dei loro propositi riformatori. Le leggi contro la propaganda omosessuali bussano dalle porte dell’est, i populisti minacciano le conquiste di anni di lotte sui fronti LGBTI e femminista. Se sapremo difendere l’Europa con la giusta ricetta di democrazia e federalismo non solo salveremo i risultati passati, ma potremo letteralmente cambiare il mondo.

Alessia Astone e Mario Bianco


Per saperne di più:

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