Quale futuro per l’Eurozona? La Commissione presenta le sue proposte

Un documento della Commissione europea delinea i possibili interventi per il rafforzamento dell’Unione economica e monetaria


 

L’Euro, la moneta comune dei diciannove Stati dell’Eurozona, è uno dei risultati più significativi del processo di integrazione europea e probabilmente l’elemento più tangibile dell’Unione economica e monetaria dell’Unione europea (UEM). La moneta unica, utilizzata ogni giorno da 340 milioni di cittadini europei, ha reso i Paesi membri più vicini e ha permesso di commerciare e di viaggiare senza la preoccupazione dei movimenti del tasso di cambio. Inoltre, in un continente per secoli frammentato politicamente ed economicamente, l’Euro simbolizza le opportunità che l’Unione europea offre e la stabilità economica di cui è garante. Il 31 maggio scorso la Commissione europea ha presentato un documento che delinea dei possibili interventi al fine di rafforzare e completare l’Unione economica e monetaria entro il 2025. Il buon funzionamento dell’Eurozona è una questione d’interesse per tutti i cittadini europei: i Paesi che hanno adottato l’Euro, dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, rappresenteranno l’85% del PIL dell’UE. La moneta unica ha inoltre un ruolo di primo piano nel sistema finanziario internazionale: dopo il Dollaro, l’Euro è la seconda moneta più utilizzata al mondo.

Utilizzo euro
Utilizzo dell’Euro (Fonte: BCE)

Il paper della Commissione traccia un bilancio dei numerosi benefici che i cittadini, le imprese e Paesi membri hanno ottenuto grazie all’adozione dell’Euro. Le persone nate prima o durante gli anni ottanta si ricorderanno forse dell’alto livello d’inflazione e della volatilità del tasso di cambio che imperversavano prima dell’adozione della moneta unica. Dall’entrata in vigore dell’Euro, l’inflazione, che, lo ricordiamo, è un costo per i risparmiatori e un vantaggio per i debitori, si è stabilizzata in media intorno o sotto la soglia del due per cento.

Inflazione eurozona
Tasso (percentuale annua) d’inflazione in alcuni Paesi dell’Eurozona (CPI).  (Fonte: World Bank e OECD)

Per chi viaggia nell’Eurozona le salate commissioni di cambio sono un ricordo e i costi di copertura dal rischio di cambio che le imprese devono sostenere sono decisamente minori. L’adozione dell’Euro ha inoltre portato in media a condizioni di finanziamento più vantaggiose per i cittadini, imprese e governi nazionali. La Commissione stima che i governi abbiano risparmiato 50 miliardi di euro complessivamente grazie a tassi di finanziamento più bassi sui mercati dei capitali. Alla luce di questi risultati non deve stupire che il sostegno per l’Euro sia ai massimi storici fra i cittadini europei. Ad esclusione del periodo di massima intensità della crisi finanziaria, i sondaggi dell’Eurobarometro indicano un sostegno stabile o in crescita, che ha raggiunto il 72% nell’aprile del 2017.

sostegno euro
Sostegno per la moneta unica fra i cittadini dell’Eurozona. (Fonte: CE e Eurobarometro)

La crisi economico-finanziaria iniziata nel 2007 ha tuttavia messo a dura prova la tenuta della moneta unica. Sviluppatasi inizialmente negli Stati Uniti in un ambito circoscritto, la crisi ha successivamente coinvolto gli Stati Europei caratterizzati da una maggiore fragilità finanziaria. Una reazione a catena sui mercati dei capitali ha portato Cipro, Grecia, Irlanda e Spagna a richiedere aiuti ai partner europei e internazionali per mettere in salvo i sistemi finanziari domestici. Questo periodo di turbolenza finanziaria e di contrazione economica ha messo in luce i problemi di fondo che caratterizzano l’UEM: in primis l’interdipendenza tra i sistemi bancari nazionali e i rispettivi stati; in secondo luogo un’eccessiva frammentazione finanziaria dei Paesi dell’Eurozona accompagnata da una crescente divergenza economica. La crisi ha dimostrato che, mentre la componente “monetaria” dell’unione è pienamente realizzata, la parte “economica” stenta a prendere forma. Gli Stati di Eurolandia adottano spesso politiche economiche e fiscali divergenti o non coordinate e le economie della regione sono caratterizzate da diversi livelli di competitività e produttività.

Per rispondere alla fase più acuta della crisi, delle importanti misure sono state introdotte nel corso degli ultimi anni. La creazione del Meccanismo europeo di stabilità ha consentito di fornire assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà. Gli Stati dell’Eurozona hanno poi deciso di rafforzare i meccanismi di disciplina fiscale e di sorveglianza (Fiscal Compact) al fine di scongiurare future crisi causate dall’eccessivo indebitamento. Per affrontare lo stato di debolezza di alcuni sistemi bancari dell’Eurozona sono state gettate le basi per la creazione di una vera Unione bancaria fra gli Stati dell’Eurozona. Come primo passo di questo percorso, il Meccanismo di vigilanza unico è stato introdotto nel 2014 col compito di assicurare l’omogeneità nella supervisione bancaria. Le misure implementate fino ad oggi insieme all’azione vigorosa della Banca Centrale Europea a sostegno dell’Euro hanno consentito di superare la fase acuta della crisi finanziaria. Tuttavia, i Paesi della regione hanno dimostrato una differente capacità di reazione alla crisi. Alcuni indicatori economici, come ad esempio il livello di PIL per capita, indicano infatti una progressiva divergenza fra gli Stati di Eurolandia.

GDP per capita
PIL per capita in alcuni Paesi dell’Eurozona. (Fonte: CE)

Affinché l’Eurozona sviluppi la resistenza necessaria a sostenere le turbolenze finanziarie future e per ridurre le differenze economiche fra i vari stati, è necessario rendere più efficaci i meccanismi di funzionamento dell’Unione economica e monetaria. Per raggiungere questo obiettivo la Commissione europea ha individuato una serie d’interventi che tracciano un percorso verso il completamento dell’UEM entro il 2025. Questi interventi dovranno essere effettuati rispettando i principi di trasparenza, solidarietà e pari opportunità fra gli Stati membri e all’insegna della convergenza economica e della stabilità finanziaria.

Fra le misure più importanti da implementare entro il 2019 vi sono quelle che mirano a ridurre sensibilmente i rischi e a dare stabilità al sistema finanziario dell’Eurozona. Fra queste vi è il completamento dell’Unione bancaria e la realizzazione dell’Unione dei mercati dei capitali. L’Unione bancaria, il cui primo pilastro è stato realizzato con l’entrata in vigore del Meccanismo di vigilanza unico, dovrà essere completata con la creazione di un sistema europeo di garanzia sui depositi, al momento in discussione presso il Parlamento e il Consiglio Europeo. Con questo sistema i cittadini beneficeranno di una garanzia europea a protezione dei propri depositi, che li proteggerà da eventuali difficoltà finanziarie dello stato in cui si trovano. Sarà in oltre necessario provvedere alla opportuna capitalizzazione del Fondo di Risoluzione comune, da realizzare tramite la messa in opera di una linea di credito da parte del Meccanismo europeo di stabilità o tramite delle garanzie o prestiti forniti dagli Stati membri. Per realizzare l’Unione dei mercati dei capitali si dovrà invece rafforzare il Meccanismo di vigilanza unico, assicurando che le norme europee in materia di supervisione bancaria e regolamentazione finanziaria siano implementate in maniera uniforme. Al fine di ridurre i rischi sistemici del sistema finanziario e per rendere le banche più resistenti, la Commissione raccomanda inoltre di sviluppare una strategia comune a livello europeo per affrontare la presenza dei crediti deteriorati sui bilanci delle banche.

Fra le misure più importanti da realizzare dopo il 2019 vi sono invece una serie di interventi che puntano a rafforzare il coordinamento delle politiche economiche e fiscali europee e a ridurre le differenze di competitività fra i vari paesi. Un sistema di incentivi potrebbe essere introdotto in modo da premiare i paesi che implementeranno riforme strutturali e renderanno le loro economie più dinamiche. Dal punto di vista macroeconomico e fiscale invece la Commissione sta studiando dei meccanismi di stabilizzazione più efficaci, come per esempio un budget dedicato alla Zona Euro, un meccanismo europeo di riassicurazione dei sussidi nazionali di disoccupazione e un sistema europeo di protezione degli investimenti pubblici.

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Governance dell’Eurozona

Infine la Commissione riconosce che sarà fondamentale rafforzare i meccanismi di rappresentanza democratica all’interno dell’Eurozona. Solo delle istituzioni elette democraticamente avranno infatti la legittimazione necessaria per poter prendere delle decisioni in autonomia.  Un nuovo sistema di governance sarà necessario, che potrebbe prevedere la creazione di un Ministero del Tesoro dedicato all’Eurozona e un vero e proprio Fondo Monetario Europeo in grado di fornire assistenza finanziaria ai Paesi membri in caso di necessità in maniera indipendente dalle istituzioni internazionali.

La moneta unica è un importante risultato che garantisce la stabilità economica e finanziaria degli Stati dell’Eurozona, ma il funzionamento attuale dell’Unione economica e monetaria non è ancora soddisfacente. Le riforme proposte dalla Commissione saranno realizzabili solo con una forte volontà degli Stati membri e con un forte sostegno da parte dei cittadini europei. Per questo motivo resta di fondamentale importanza promuovere l’informazione e il dibattito pubblico su questi temi affinché ogni scelta avvenga con la massima consapevolezza e partecipazione.

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