Erdogan e le fiabe dalla Turchia

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C’era una volta un magistrato turco di 76 anni, di nome Aydin Sefa Akay.

Aydin, oltre ad essere un magistrato turco, è un giudice Onu (coperto da immunità diplomatica) che lavora nella Corte internazionale dell’Aja, dove si occupa di processare gli ultimi crimini di guerra commessi in Ruanda ed ex Jugoslavia.

Oggi tutti i processi per questi crimini di guerra sono bloccati. Sai perché?

A seguito del golpe dell’15 luglio 2016 in Turchia è iniziata una caccia alle streghe (streghe sono tutti coloro sul libro nero di Erdogan) che ha portato il 26 settembre 2016 all’arresto dello stesso Akay.  Il motivo dell’arresto? Essere in possesso di un’applicazione “ByLock”, ritenuta dal governo di Ankara “un canale di comunicazione dei Gulenisti”, e avere, tra i 2000 libri in libreria, due libri di Gulen. Un po’ come se avere un libro sulle Winx in libreria faccia di te una strega.

Erdogan non scherza. Incarcerare un giudice coperto da immunità diplomatica è una mossa azzardata, un po’ come è azzardato non rispondere alla richiesta di scarcerazione inoltrata formalmente dall’Onu. Se l’“uomo forte” della Turchia si può permettere di fare un po’ quello che vuole, cade la credibilità dell’ONU e dell’Europa.

Della prima perché un’organizzazione internazionale che non è capace di far rispettare l’immunità di un proprio giudice di certo non può ergersi promotrice del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Della seconda perché permettere ad un alleato strategico, come la Turchia, di farsi beffa dei diritti dell’uomo così apertamente significa esserne complice.

L’Europa deve essere baluardo nel mondo dei diritti umani e non può sottrarsi da quest’onere e onore che le è stato consegnato dalla propria storia. Il rilascio del giudice deve essere una priorità che l’Europa deve imporre alla Turchia senza sé e senza ma.

Questa che vi ho raccontato non è ancora una fiaba vera e propria: comincia con “c’era una volta” ma per il momento manca il lieto fine.

Un abbraccio ai familiari, ai conoscenti e ai colleghi del giudice.

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