Accoglienza a Milano: l’esperienza (da valorizzare) del “Progetto Arca”

Pres. Sinigallia: “I numeri dell’immigrazione non sono ingestibili. Il vero problema è il lavoro”


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Da gennaio dello scorso anno, il nord Europa (in particolare la Germania) dopo aver accolto più di un milione di persone ha iniziato a chiudere le frontiere. In pratica ha richiesto la rigida applicazione della Convenzione di Dublino. Questo accordo va a danno dei Paesi più esposti ai flussi migratori, come l’Italia e la Grecia. La politica nazionale italiana, in tema di immigrazione, è in larga parte determinata dalle esigenze e dalle decisioni dei paesi del nord Europa. In Italia la situazione è per lo più affrontata in maniera emergenziale. Nonostante questo, sono stati studiati e applicati ottimi programmi ed esperienze (come quella di Milano) da valorizzare. Abbiamo intervistato Alberto Sinigallia, presidente della fondazione “Progetto Arca”, onlus dedita all’aiuto e al sostegno a persone senza dimora, persone con problemi di dipendenza, anziani soli e famiglie in emergenza, rifugiati e richiedenti asilo.

Che ne pensa dell’iniziativa del ministro Minniti, di stipulare accordi con i Paesi di provenienza dei migranti, primo fra tutti la Libia?

Non possiamo ignorare il fatto che i migranti che vengono bloccati in Libia siano rinchiusi in di campi di concentramento. Basti pensare che la quasi totalità delle donne che arriva in Italia, passando per la Libia, abbia subito violenze sessuali. Un accordo con il Governo libico sicuramente potrebbe ridurre i flussi migratori, ma umanamente per le persone, che cercano di raggiungere l’Europa, sarebbe devastante. Lo scenario internazionale è molto complesso: ad oggi sono in atto nel mondo più di 35 guerre; finché non finiranno ci saranno inevitabilmente profughi. Basti pensare a cosa ha prodotto la guerra in Siria.

Milano ha già fatto tanto, anche grazie alla fondazione Arca, per i profughi. Si può fare ancora di più?

pasti-30Noi siamo riusciti ad aiutare migliaia di persone con pochissimo. Ma questa situazione è stata sostenibile finché le persone hanno avuto necessità di sostare in Italia soltanto qualche giorno, per rifocillarsi e proseguire poi il viaggio verso altri Stati europei. La città di Milano ha risposto in maniera sorprendente all’emergenza, nessuno ha mai dormito in strada a parte i giorni di grande intensità, e l’assessore alle politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, ha sempre trovato luoghi nuovi in base alle esigenze di accoglienza. Ma ora è un’altra storia.

Quindi non siamo attrezzati per le persone che vogliono rimanere in Italia?

Per quanto riguarda l’integrazione dei rifugiati in Italia, lo SPRAR, come progetto di integrazione, è un sistema che funziona benissimo. Questo programma prevede progetti di integrazione e professionalizzazione destinati al pieno inserimento sociale. Questa è la miglior forma di accoglienza e integrazione che si può portare a termine. Tuttavia, il programma SPRAR necessità della disponibilità territoriale da parte del sindaco. È quest’ultimo che valuta e decide se accogliere sul suo comune richiedenti asilo per iniziare il percorso d’integrazione. Lo SPRAR ha risorse disponibili per circa 20.000 persone in tutta Italia e, alla luce del fenomeno, queste risorse sono insufficienti.

Che cosa ne pensa della proposta di accogliere i richiedenti asilo e rimandare indietro i migranti economici per contenere i numeri dell’immigrazione?

In realtà, a differenza di quanto afferma Salvini, i richiedenti asilo, che effettivamente ne hanno diritto sono il 40% del totale. Ci vuole un anno per la valutazione della richiesta di asilo. Minniti ha proposto di ridurre il termine a 3 mesi.

Il problema dell’immigrazione viene affrontato con un approccio di tipo emergenziale e non strutturale. Se si volesse tentare di affrontare realmente e strutturalmente il problema, verosimilmente quante persone potremmo accogliere?

I numeri dell’immigrazione, in realtà, considerati in proporzione alla popolazione italiana, non sono ingestibili. Il vero problema è il lavoro. La Germania, ad esempio, ha accolto, tra il 2014 e il 2015, un milione e mezzo di migranti, perché, appunto, aveva lavoro da offrirgli. Inoltre, lo Stato tedesco, ha un tasso di disoccupazione molto basso e, addirittura, ai primi migranti arrivati veniva offerto un alloggio e un posto di lavoro. Quindi, se l’Italia avesse posti di lavoro da occupare, il numero di migranti non sarebbe un problema.

Giacomo Delinavelli