Integrazione: la grande sfida passa sempre dalla scuola

Una delle questioni più urgenti per l’Unione europea in materia d’istruzione è la definizione e l’armonizzazione delle politiche e delle strategie europee che garantiscano ai minori stranieri all’interno degli Stati membri (e non solo) il diritto fondamentale all’istruzione.

Il percorso di approfondimento della questione passa attraverso una raccolta di dati e di informazioni sulle pratiche messe in atto dai singoli paesi UE, affidata alla rete di informazione sull’istruzione in Europa, istituita dalla Commissione europea e dagli Stati membri nel 1980, “per incrementare la cooperazione nel settore educativo, migliorando la conoscenza dei sistemi e delle politiche”, denominata Eurydice .

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Nelle scorse settimane, dunque, l’Unità centrale di Eurydice ha iniziato a lavorare ad uno studio sull’integrazione degli alunni immigrati nelle scuole in Europa che dovrà essere concluso nel 2018. La fase preparatoria dello studio, volta a meglio definire e a restringere l’ambito della ricerca, si è avviata con un confronto di idee stimolate dalle presentazioni della situazione nazionale in Italia, Grecia, Svezia, Ungheria e Germania, paesi che tra il 2015 e il 2016 hanno gestito un imponente numero di nuovi arrivi di immigrati e di rifugiati.

Eurydice è un nome importante per chiunque si voglia occupare di educazione e dialogo interculturale in una dimensione europea. Nella storia di Eurydice c’è Socrates, il programma di azione comunitaria in materia di istruzione; dal 2007 la rete è parte di LLP, il programma per l’apprendimento permanente e dal 2014 di Erasmus+. Oggi la rete Eurydice si confronta con il volto emergente della formazione e del dialogo interculturale: l’integrazione degli alunni immigrati. La questione è molto ampia e riguarda tutti i livelli dell’istruzione, con la definizione di politiche e misure specifiche a sostegno dei bambini e dei giovani provenienti da contesti migratori.

Le iniziative intraprese dai Ministeri dell’Istruzione dei cinque paesi UE sopra menzionati hanno riguardato azioni di varia natura: dalle misure di sostegno linguistico, per favorire l’apprendimento della L2, a misure di sostegno psicologico per i richiedenti asilo. Il supporto alle scuole per consentire agli studenti stranieri di raggiungere buoni risultati ha previsto, a seconda dei casi, il peer mentoring, la valutazione dell’apprendimento nei paesi di provenienza, l’istituzione di classi transitorie (soprattutto per gli studenti del secondo ciclo di istruzione) e la creazione di un collegamento con i genitori di alunni stranieri. Queste azioni sono state spesso affiancate a specifici interventi volti a rafforzare le competenze degli insegnanti e dei capi di istituto sui temi dell’equità, dell’inclusione, del dialogo interculturale.

Ma quanti sono gli studenti con cittadinanza non italiana inseriti nel sistema di istruzione e formazione in Italia? Qual è la dimensione reale del fenomeno? Secondo i dati MIUR, per l’a.s. 2014/2015, si tratta di 805.800, un numero che si è stabilizzato dopo anni di continua crescita, mentre aumentano gli studenti stranieri nati in Italia. Le cifre e le statistiche sulle migrazioni internazionali e sulle popolazioni di origine straniera in Europa, elaborate da Eurostat, descrivono la realtà in modo parziale (dichiarano, ad esempio, che “nel 2014 gli immigrati nell’UE-28 provenienti da paesi non membri sono stati 1,9 milioni” e “al 1° KISInternationalSchoolStudents.jpggennaio 2015 i cittadini di paesi terzi che dimoravano nell’UE-28 erano 19,8 milioni, mentre le persone residenti nell’UE-28 e nate al di fuori dell’UE erano 34,3 milioni”). I numeri forniti da Eurostat, infatti, fanno riferimento alla popolazione residente in uno stato, ma non considerano chi non è residente, chi è solo di passaggio, chi è apolide. Al contrario, una vera e propria fotografia degli studenti stranieri in Italia è fornita dal rapporto che annualmente dal 2014 il MIUR pubblica sugli stranieri nel sistema di istruzione . Questo perché il MIUR ha deciso di orientare le sue azioni secondo un principio generale, dichiarato esplicitamente nelle “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri” nel 2014: “Non esistono immigrati, esistono persone”. Pertanto tutte le persone in età scolare vengono accolte nel sistema scolastico e viene favorito l’apprendimento della lingua del paese accogliente (L2) attraverso l’introduzione in classi di coetanei italiani.

I principi ispiratori e le conseguenti azioni in materia di integrazione degli studenti stranieri nei paesi aderenti alla rete Eurydice saranno condivisi in vista dell’elaborazione di una strategia comune europea per favorire l’integrazione scolastica, l’inclusione sociale e, allo stesso tempo, evitare la evitare la ghettizzazione formativa degli stranieri. In Italia ad esempio gli studenti stranieri tendono a privilegiare l’istruzione professionale e gli istituti tecnici (il 36,3% degli studenti stranieri nati in Italia, sceglie l’istruzione tecnica e il 28,2% sceglie l’istruzione professionale; degli studenti stranieri nati all’estero, invece, il 36,8% sceglie l’istruzione tecnica e il 39,3% quella professionale), quindi i licei (tra quali, dato su cui riflettere, il liceo scientifico è scelto dal 15,4% degli studenti stranieri nati in Italia e dal 9,2% di quelli nati all’estero).

Il sistema di istruzione e formazione si conferma dunque per l’Europa il luogo dove si formano le persone, i cittadini, il luogo dove fioriscono le opportunità di crescita e di Campus-classroompromozione sociale, economica e culturale per tutti. Il contributo delle singole esperienze nazionali nelle politiche europee per l’integrazione dei migranti è fondamentale perché si basa sull’idea che l’integrazione passi attraverso una comunità di esperienza, attraverso il confronto dialettico, attraverso la condivisione (che vuol dire accettazione con potere moltiplicativo) di valori fondanti di una comunità.

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