Alì, storia di un nuovo Europeo

Oggi ti parlo di un re. Sì, uno di quelli che vanno a cavallo e che conquistano territori stranieri per poi tornare con gloria e fame nel proprio castello. È un re un po’ sui-generis, devo dire. Anche io sono rimasto colpito quando ho sentito la sua storia. Non ha il sangue blu ma ha tutti gli attributi che un re deve avere per essere ritenuto tale: nobiltà d’animo, coraggio, capacità di vedere un futuro possibile per il proprio regno, fama. Da dove posso cominciare il mio racconto? Dalla fama? Forse è meglio cominciare dalla fame.

Il re di cui ti parlo si chiama Alì. Nel 1988 è arrivato in Italia partendo dal Senegal.
Alì è partito con il dolore nel cuore, accompagnato dalla speranza, un giorno, di poter assicurare una vita più dignitosa alla sua famiglia. Una volta arrivato in Italia si è stabilito nella comunità senegalese di Zingonia e ogni giorno viaggiava intraprendeva un viaggio di novanta minuti in treno con lo scopo di arrivare a Milano per vendere accendini.

Ti sei mai chiesto quanto coraggio serve per lasciare moglie e tre piccoli bambini che ami per partire verso una terra sconosciuta? Ti sei mai chiesto che dolore prova un padre nel non mettere a letto i propri figli e nel non dare un bacio della buonanotte alla propria moglie? Ti sei mai chiesto quanto forte può essere l’amore che ti spinge a farti umiliare ogni giorno per mettere da parte qualche spicciolo per la tua famiglia? Ti sei mai chiesto cosa significhi vivere per anni con solo l’abbonamento di 40 mila lire Milano-Zingonia nelle tasche? Cosa significhi non avere i soldi per fare la pipì nel bagno della metro? Cosa significhi dormire da soli e infreddoliti a migliaia di chilometri da casa?

Alì è un re perché ce l’ha fatta.

Perché ha trovato un lavoro da operaio anche grazie alla lungimiranza di un imprenditore italiano. Perché si è costruito il suo castello, in una cittadina alle porte di Lodi (Casalpusterlengo). Perché dopo anni di sacrifici, la sua famiglia, nel 1991, lo ha raggiunto e, adesso, ha un figlio perito agrario, una figlia ingegnere civile e un figlio, il più grande, Abdou Mbodj, avvocato (laureatosi con 110 e lode) nel foro di Milano, diventando il primo avvocato africano d’Italia. Perché si è guadagnato con le unghie una normalità che noi diamo per scontata.

Alì ha deciso di costruire il proprio castello in Europa. Dobbiamo stamparci bene in testa che Alì non è un invasore ma è una risorsa. Anche i figli di Alì sono una risorsa, poiché hanno studiato e sono diventate persone competenti, e perché hanno di una cultura diversa dalla nostra. Perché lo stesso multiculturalismo è una risorsa e, una vecchia signora come l’Europa, che è la madre della Cultura, dovrebbe far tesoro di tali valori. La risorsa dell’immigrazione (risorsa, non problema, occhio!) va affrontata e riconosciuta da tutti. L’Europa parte dalle coste del mediterraneo e arriva fino alle coste della Norvegia ed affrontare questa sfida deve ricordarci che siamo un popolo solo, con tante identità diverse, ma comunque un popolo solo. Alì è uno di noi, perché essere europei non è una condizione di nascita, essere europei significa credere nella tolleranza, nella libertà, nella giustizia, nella felicità, nell’uguaglianza. Chiunque si riconosca in tali valori allora è europeo e, in quanto tale, è degno di essere accolto, nei limiti delle nostre possibilità. Accogliere significa dare un’opportunità, non parcheggiare qua e là senza una prospettiva di futuro.

Europeo non è chi alza i muri, chi li alza è vigliacco.

Ce ne sono tanti di re che partono con lo stesso amore e la stessa speranza di Alì, ma in molti non ce la fanno. Troppe volte, il loro futuro si infrange con onde del Mediterraneo. Sono loro, quei 200 morti che hai sentito oggi, i quali si sommano ai 300 di ieri e ai 250 di domani. Sono per loro che volontari delle ONG e i membri della Guardia Costiera rischiano la vita ogni giorno, e meritano almeno il tuo rispetto, non le tue generalizzazioni.

Questo articolo è dedicato ai re morti in mare, affinché tu possa ricordarti, ogni volta che senti un numero, che dietro ogni cifra c’è una Storia.