Immigrazione: l’Unione fa la forza

Eurobarometro: gli italiani vogliono un’Ue più efficacie nella gestione dell’immigrazione


La crisi migratoria è la sfida più grande per l’Europa di oggi e di domani. L’Ue la sta affrontando e la deve vincere, nel nome della concertazione. Per rilanciare la sua azione politica e per convincere i cosiddetti euroscettici che non credono più all’unità. E anche eblogo_newper far cambiare idea alla maggioranza dei cittadini europei. Già, perché un recente sondaggio dell’Eurobarometro dice che il 73% degli intervistati (su un totale di quasi 28.000) chiede azioni più ficcanti da parte delle Istituzioni europee in materia di flussi migratori. E il dato relativo all’Italia è ancora più alto: l’80% dei nostri concittadini vuole un Unione più pronta nell’affrontare la crisi dei migranti; mentre il 76% degli italiani – contro il 58% globale – crede che i provvedimenti adottati finora siano blandi e poco efficaci. Certo, un sondaggio non è un oracolo, ma rappresenta una cartina di tornasole indicativa dell’orientamento dell’umore popolare. Ed è quindi bene tendere un orecchio al vocio.

Dal sondaggio di Eurobarometro a quello realizzato dalla Ipsos di Nando Pagnoncelli. L’istituto di ricerche chiede: “Lei direbbe di avere paura dell’immigrazione?“. La risposta 20151030_Syrians_and_Iraq_refugees_arrive_at_Skala_Sykamias_Lesvos_Greece_2è “sì, molta” per il 17% è “sì, abbastanza” per il 28%. La somma è presto fatta: il 45% degli intervistati (qui il campione è più basso, attestandosi su 600 interviste) è intimorito dal fenomeno migratorio, mentre il 29% ne ha poca paura e circa un italiano su quattro (23%) si dice per nulla spaventato. “Lei reputa brave persone gli immigrati che conosce?” è il secondo quesito posto dagli analisti: “nella maggior parte dei casi sì” 62%, “nella maggior parte dei casi no” 19%. Risposte incoraggianti. Sicuramente migliorabili, è vero, ma che non porgono taniche di benzina ai fomentatori populisti, amanti dei muri e delle barriere. Il 62% è un buon punto di partenza. Così come il 66% di Emmanuel Macron al ballottaggio delle presidenziali francesi.

Insomma, l’Agenda europea sa bene qual è la priorità: gestire la crisi migratoria, migliorando il sistema d’asilo politico. È una necessità non più procrastinabile. Soprattutto di fronte agli ultimi dati di Eurostat: l’ufficio statistico dell’Unione Europea ha rilevato che nel 2016 sono stati 63.300 i richiedenti asilo minorenni e non accompagnati. Nel 2015 erano stati addirittura oltre 95.000, ma nel lustro 2008-2013 la media registrata era stata di 12.000 l’anno: l’emergenza è rossa. Il Paese che riceve più richieste d’accoglienza è la Germania (36.000 minori, 57% del totale), seguita dall’Italia, che ne riceve circa 6.000 (il 10% del totale).

L’Europa è al lavoro. Eravamo a fine 2016 quando i membri della Commissione Libe per le Libertà Civili, giustizia e affari interni portarono all’attenzione la necessità di rafforzare l’attuale Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, andando verso una distribuzione maggiormente equa e dunque sostenibile dei richiedenti asilo. In che modo? Fornendo agli Stati membri i mezzi di assistenza nelle situazioni di crisi e controllando l’applicazione della legislazione da parte delle autorità nazionali. Inoltre, il Parlamento europeo ha discusso della priorità di riformare la Convenzione di Dublino (datata 1990), fissando i principali punti di debolezza dell’odierno sistema di asilo. Il mese scorso la Commissione Libe ha formulato una relazione volta ad armonizzare le condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo, migliorando loro le prospettive di integrazione e autosufficienza.

E allora, coraggio: l’Unione fa la forza!

Per saperne di più: