Proposte di modifica alla direttiva europea antiriciclaggio

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I membri delle Commissioni Problemi economici e monetari e Libertà civili, in seno al Parlamento europeo, hanno approvato degli emendamenti alla direttiva europea contro il riciclaggio di denaro, allo scopo di colmare le lacune della legislazione in materia. Gli emendamenti introducono anche delle regole più restrittive per la prevenzione dell’evasione fiscale.

Accesso ai registri dei “beneficial ownership”

La proposta prevede per i cittadini dell’Unione europea la possibilità di accesso ai registri dei beneficial ownership of companies (si tratta dei soggetti titolari economici ultimi di una società, che ne beneficiano pur non avendone la legal property), senza la necessità di dimostrare la sussistenza di un interesse legittimo all’informazione, requisito che attualmente comporta la restrizione dell’accesso alle sole autorità e a professionisti quali giornalisti e lobbisti. Judith Argentini, co-relatrice della proposta, sostiene che, attraverso un pubblico registro di società e trusts, è possibile fare luce sulle società con strutture complesse e sulle shelf companies, in modo da combatterle.

Inclusione dei Trusts

La proposta prevede anche l’estensione della normativa antiriciclaggio ai trust e ad altri tipi di accordi legali aventi struttura o funzioni simili ai trust. In tal modo anche per i trust saranno imposti obblighi di trasparenza, incluso l’obbligo di identificazione del beneficiario. La direttiva viene estesa anche alle piattaforme di scambio di valute virtuali e ai prestatori di servizi di portafoglio digitale, ai quali vengono estesi gli obblighi di verifica della clientela già previsti per banche e istituti di credito. Tra questi è inclusa la verifica dell’identità dei clienti e il monitoraggio delle loro transazioni finanziarie, allo scopo di prevenire il riciclaggio dei proventi di attività criminali.

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Cenni sulla disciplina antiriciclaggio vigente
L’attuale normativa antiriciclaggio, nell’ordinamento italiano, è contenuta nel d.lgs. 31/2007, adottato in attuazione della direttiva europea 2005/60/CE. La direttiva è un atto normativo che vincola lo Stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi. Di conseguenza è necessario un recepimento da parte dello Stato membro.
La disciplina del d.lgs. 31/2007 ha lo scopo di ostacolare la realizzazione del riciclaggio, adottando la strategia di individuare dei soggetti nell’ambito di certe attività economiche o giuridiche, cui si attribuiscono obblighi ai fini di prevenzione del riciclaggio.
Precedentemente l’azione preventiva in ambito economico era realizzata soprattutto attraverso la sorveglianza e prevenzione nello svolgimento di certe attività da parte delle autorità indipendenti (Consob, Antitrust, Banca d’Italia), che hanno carattere pubblico e amministrativo. Oggi invece vengono attribuiti obblighi di controllo e prevenzione anche a soggetti di diritto privato. Con una serie di interventi normativi poi confluiti nel d.lgs. 231/2007 questi obblighi vengono attribuiti, oltre che alle banche, anche ad altri soggetti privati. Anche i professionisti, come notai o avvocati divengono destinatari di obblighi di controllo.
La logica della prevenzione non si esaurisce nell’imporre delle prescrizioni, ma viene chiesta agli stessi destinatari degli obblighi una collaborazione nell’individuare le modalità necessarie per assolvere il fine che la legge persegue. La norma individua in generale degli obblighi, imponendo di adottare “idonei e appropriati sistemi e procedure” per far sì che l’obbligo sia espletato in maniera adeguata al tipo di attività svolta. “Le misure sono proporzionate al rischio di riciclaggio dei proventi di attività criminose o di finanziamento del terrorismo in relazione al tipo di cliente, al rapporto continuativo, alla prestazione professionale, al prodotto o alla transazione.” L’attivazione di un sistema di prevenzione deve essere tanto più intensa quanto più è il rischio che viene riconosciuto in rapporto al tipo di cliente, alla continuità del rapporto, e così via. Questa legislazione è importante in quanto è una normativa di tutela anticipata finalizzata a non commettere dei delitti dolosi.
Gli obblighi che prevede questo sistema normativo sono i seguenti: l’obbligo di identificazione della clientela (con ciò intendendosi non solo l’identificazione della persona che compie l’operazione, ma anche del tipo di operazione che si compie), l’obbligo di registrazione (fondamentale per rendere le operazioni tracciabili), e l‘obbligo di segnalazione delle operazioni sospette.

Carte prepagate

Al fine di scoraggiare l’uso di strumenti prepagati anonimi, viene abbassata la soglia, al raggiungimento della quale scatta l’obbligo di identificazione, da 250 euro a 150 euro. I criminali fanno ricorso a tali strumenti anonimi al fine di riciclare i proventi di attività illecite o finanziare il terrorismo. Tra gli emendamenti è infine prevista la promozione di una maggiore coordinazione tra gli Stati membri nella lotta al finanziamento del terrorismo e al riciclaggio di denaro.