Brexit, partono i negoziati

Il 29 marzo è stata consegnata al Consiglio europeo la notifica di recessione del Regno Unito dall’Unione Europea. Inizia così un processo che per i prossimi due anni vedrà impegnati l’Ue e il Regno Unito per definire le loro reciproche relazioni.

Dopo l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea (TUE), la tappa successiva è stata il 29 aprile, data in cui il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha convocato una riunione straordinaria dei leader dei 27 Stati UE. Lo scopo di questa riunione è stato quello di adottare degli orientamenti negoziali, basati sugli interessi degli Stati membri e dell’Unione europea, nei confronti dell’uscita del Regno Unito dall’Unione.

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Dopo l’adozione dei suddetti orientamenti, la Commissione ha presentato, in tempi rapidissimi, al Consiglio una raccomandazione sull’avvio dei negoziati, che il Collegio dei commissari ha adottato 4 giorni dopo la riunione del Consiglio europeo. Il Consiglio ha poi autorizzato l’avvio dei negoziati adottando le direttive di negoziato, per le quali è necessaria una maggioranza qualificata “rafforzata” (72% dei 27 Stati membri, ossia 20 Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’UE a 27).

Per conto della Ue, i negoziati saranno condotti da un task-force creata per l’occasione e guidata da Michel Barnier, già Commissario europeo e profondo conoscitore delle istituzioni europee.

I negoziati sul “recesso ordinato” (ossia sull’uscita del Regno Unito) devono concludersi entro un periodo di due anni a partire dal momento in cui viene attivato l’articolo 50 (29 marzo 2017). Se alla scadenza del termine non è stato raggiunto un accordo, i trattati cessano di applicarsi allo Stato membro che recede.

Al termine del periodo fissato per i negoziati, il Capo negoziatore dell’Unione presenta al Consiglio e al Parlamento europeo una proposta di accordo, tenendo conto del quadro delle future relazioni fra il Regno Unito e l’Unione. L’accordo è subordinato all’approvazione del Parlamento europeo, che si esprime con votazione a maggioranza semplice cui partecipano anche gli eurodeputati del Regno Unito.

Il Consiglio conclude l’accordo con una votazione in cui è richiesta, anche in questa occasione, una maggioranza qualificata “rafforzata”. Il Parlamento britannico dovrà, quindi, anch’esso ratificare l’accordo, conformemente alle proprie norme costituzionali.

Fino alla data di recesso, il Regno Unito, resterà comunque membro dell’Unione europea e, nei suoi confronti, varranno tutti i diritti e gli obblighi derivanti dall’appartenenza all’UE, incluso il principio di leale cooperazione in base al quale l’Unione e tutti i suoi Stati membri si prestano reciproca assistenza nell’esecuzione del trattato.

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