Libro bianco e sessantesimo dei Trattati di Roma

Intervista all’On. Patrizia Toia – Eurodeputata PD


A 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma è tempo di tracciare un bilancio del processo di integrazione europea voluto dai padri fondatori: a che punto è il “progetto Europa”?

Patrizia_Toia,_Italy-MIP-Europaparlament-by-Leila-Paul-3Dalla firma dei Trattati, di strada ne abbiamo fatta molta. Partendo da un’Europa in macerie, materiali e morali, segnata da secoli di guerre sanguinose, siamo riusciti a costruire 70 anni di pace e di benessere, che non per niente ci sono valsi il Nobel per la Pace nel 2012. Negli ultimi anni abbiamo preso l’abitudine a concentrarci su quello che non va nell’Unione europea, perché l’accelerazione della globalizzazione ha reso molte delle nostre istituzioni comunitarie non all’altezza della situazione. Il problema è essenzialmente la riluttanza dei Governi nazionali a cedere sovranità. Ma i problemi di oggi non posso farci dimenticare che l’Unione europea è un progetto di successo unico al mondo.

Volendo guardare al futuro, quali sono gli obiettivi che l’Unione Europea deve porsi per i prossimi 60 anni?

Oggi gli europei sono appena il 7% della popolazione mondiale e questa cifra è destinata a scendere se si guardano i ritmi di crescita demografica delle altre regioni del pianeta. Anche la nostra percentuale di PIL, così come le quote di commercio e di produzione, sono destinate a scendere rispetto agli altri soggetti globali. Ciò significa che in futuro vivremo in un mondo più equilibrato e multipolare dove dovremo abituarci a essere una minoranza. Se vogliamo continuare ad avere capacità di influenza sulla scena globale e se vogliamo difendere e affermare i nostri valori di democrazia, dobbiamo unirci e integrarci per davvero. La missione dell’UE per il futuro è quella di completare pienamente il progetto di integrazione politica, economica e sociale, non per un amore dogmatico nell’europeismo, ma per continuare a essere padroni del nostro destino.

Il Libro Bianco della Commissione Europea esamina il modo in cui l’Europa cambierà nel prossimo decennio delineando 5 possibili scenari: quale auspica possa concretamente realizzarsi e perché?

L’idea della Commissione europea di presentare 5 opzioni possibili per il futuro dell’Europa era una provocazione riuscita male. L’intenzione di Juncker era quella di responsabilizzare gli Stati membri sulle scelte da fare ma noi eurodeputati Pd e del Gruppo S&D riteniamo che la Commissione non debba abdicare al suo ruolo. Esiste un solo scenario possibile che avrebbe dovuto proporre Juncker: il quinto, intitolato “Fare molto di più insieme”, in cui gli Stati membri “decidono di condividere in misura maggiore poteri, risorse e processi decisionali in tutti gli ambiti”. Il perché è ovvio per le cose che ho detto prima e perché dobbiamo urgentemente risolvere i problemi dell’immigrazione, delle crisi internazionali, della crescita economica e della disoccupazione.

La Brexit e la crescita di movimenti antieuropeisti in molti Paesi UE sono un campanello d’allarme da non sottovalutare: quali azioni bisognerebbe compiere per arrestarne la crescita?

L’euroscetticismo e il populismo diffusi in Europa non sono in crescita, sono una bolla che si sta già sgonfiando, basta guardare alle recenti elezioni olandesi. Questi movimenti sono il sottoprodotto della crisi economica e della crisi migratoria che abbiamo vissuto in questi anni. Per farli sgonfiare più in fretta l’Unione europea deve mantenere le promesse su crescita, occupazione, sicurezza e gestione delle frontiere. Ma per farlo sono gli Stati membri che devono mollare le loro piccole quote di potere.

Cosa ne pensa della proposta lanciata da Renzi dell’elezione diretta del Presidente della Commissione per avvicinare i cittadini all’Europa?

È una proposta ambiziosa e lungimirante perché va al cuore del problema: il peso politico delle istituzioni comunitarie nei confronti dei Governi nazionali. Renzi ha proposto anche delle primarie all’interno del Partito socialista europeo per portare più politica in Europa e per dare sostanza e visibilità al meccanismo dello spitzenkandidat, cioè la nomina a presidente della Commissione del candidato della famiglia politica europea che ha preso più voti. Il fatto che tale proposta, che porterà al rafforzamento della Commissione sui Governi, venga da un ex premier e probabile futuro premier come Renzi dimostra quanto erano campate in aria le accuse di antieuropeismo che gli erano state rivolte quando si è battuto per far valere la posizione italiana in un braccio di ferro politico proprio contro la Commissione che vuole rafforzare.